La light pollution “cancella” le stelle cadenti

L’Italia è il paese più sviluppato con la percentuale più elevata di territorio inquinato dalla luce artificiale a livello mondiale

Siamo alla conclusione di un agosto caratterizzato da un clima caldo e in prevalenza soleggiato che ha permesso dunque di poter godere meglio i nostri spazi all’aperto magari con delle gustose grigliate estive oppure con delle cene al chiarore delle stelle. Siete usciti la notte di San Lorenzo sperando di poter osservare una stella cadente e di poter esprimere un desiderio? Più che di stelle (che non cadono) bisognerebbe parlare di meteore o bolidi (a seconda della dimensione dell’oggetto) e il motivo per il quale il periodo è particolarmente adatto a poter osservare il fenomeno è che in questa fase dell’ anno la rivoluzione attorno al sole porta il nostro pianeta nella fascia dello sciame delle perseidi,

ovvero delle particelle rilasciate dalla cometa swift tuttle e che entrando in contatto con l’atmosfera terrestre bruciano assotigliandosi e cadendo sul suolo (queste si definiscono meteoriti) oppure vaporizzano lasciando nel cielo diverse colorazioni. Il bagliore colorato che tanto ci rimane impresso è derivato dalla combustione della materia rocciosa, pertanto lampi violacei sono determinati da una componente chimica costituita in maggior parte da calcio, una colorazione tendente all’azzurro è dettata da una forte componente di magnesio, una colorazione tendente al giallo deriva da una forte componente di ferro,

una colorazione tendente all’arancio presenta una maggior componente di sodio e una colorazione tendente al rosso deriva da una componente di azoto e ossigeno.

In epoca romana intorno al 10 agosto di ogni anno Inuo-Priapo si “manifestava”, con una pioggia del suo seme fecondatore dalla volta celeste, a garanzia di un ricco raccolto per l’anno successivo. La ricorrenza romana si trasformò nel calendario Cristiano come giorno di San Lorenzo forse anche per la forte assonanza tra Lorenzo appunto e Larenta, ossia la controparte femminile di Priapo. Le meteore ripropongono le famose lacrime (oppure i tizzoni ardenti) a ricordo del martirio del diacono avvenuto su graticola e pietre ardenti e il rituale di esprimere un desiderio (l’etimologia di desiderio, de- sidera significa “senza stelle”) deriverebbe dal fatto che il destino di un uomo era scritto nelle stelle, e quindi la caduta di questa dava la possibilità di riscrivere il proprio futuro e realizzare il proprio sogno. Altra derivazione dell’usanza potrebbe essere il fatto che gli antichi marinai si orientavano di notte tramite le stelle e il loro desiderio di tornare a casa veniva ribadito ad ogni astro cadente.

Ma tornando ai giorni nostri, forse quest’anno tali eventi celesti non sono stati così evidenti sia per la grande luna che ha colorato le notti di maggior transitando nella fascia dello sciame sia per un aspetto più insidioso e di origine antropica e assolutamente sottostimato ossia l’inquinamento luminoso.

L’illuminazione elettrica ha permesso di implementare le attività umane anche alle ore che venivano dedicate al riposo, ha notevolmente incrementato lo sviluppo umano, è di importanza estrema nella sicurezza stradale e la luminosità dei luoghi ne incrementa anche la sicurezza sociale. Le città attuali ora sono un concentrato di luci notturne e risultano troppo luminose. Basti pensare che 83% della popolazione umana è esposta a cieli 10% più luminosi del naturale (e quindi ritenuti inquinati) o che la luminosità (lo skyglow) di Las Vegas è percepibile a 250 miglia di distanza. Basta guardare le immagini che l’astronauta Cristoforetti in questi giorni ci sta regalando della nostra penisola durante la sua missione spaziale per evincere il livello di emissioni luminose propagate.

L’incremento dell’inquinamento luminoso dagli anni 70 è quadruplicato e negli ultimi 25 anni è stato del 49%. La sostituzione dei vecchi elementi illuminanti (componente gialla) con la nuova tipologia a led (con forte componente bianco blu) se da un lato ha ridotto i consumi, dall’ altra aumenta il livello di inquinamento luminoso in prossimità della sorgente, mentre si attenua in lontananza. In oltre l’inquinamento luminoso costituisce un enorme spreco energetico (pensare a tutta la cartellonistica delle insegne sempre accese, uffici che mantengono accesi luci e monitor anche di notte, prospetti degli edifici illuminati a giorno, parcheggi pubblici, lampioni stradali, etc..). In Italia i Comuni spendono 1,8 miliardi di euro per elettricità, di cui 2/3 derivano dal’illuminazione pubblica. Per dar maggior chiarezza l’enorme quantità di luci visibili dallo spazio è energia sprecata in quanto male indirizzata e inquinante, poiché dovrebbe illuminare verso il basso ed evitare la formazione di una bolla luminosa arancione che copre le nostre città e ci permettesse di vedere il cielo. 

Ma quali sono gli effetti di tale problema?

La natura risente fortemente di tale inquinamento, interi microsistemi vengono contaminati e distrutti ed eccone alcuni esempi facilmente riscontrabili nelle nostre città:

  • Vengono alterati i fotoperiodi delle piante causando non fioriture o fioriture in periodi non congrui.
  • Gli insetti impollinatori notturni tendono a ridurre l’attività con riduzione delle fioriture.
  • Gli insetti a causa della fototassi passiva si avvicinano fino a bruciarsi alle luci artificiali oppure diventano facili prede notturne esponendosi.
  • Le lucciole non si accoppiano più facilmente per via di illuminazione troppo intensa.
  • Le luci artificiali interrompono il gracidare notturno delle rane che fa parte del rituale di riproduzione, riducendo cosi le popolazioni. Oltretutto queste vengono sempre più attratte dai lampioni stradali quali facile ricettacolo di insetti, finendo facilmente vittima dei veicoli.
  • Gli uccelli avendo molte più ore di luce a disposizione e quindi una vita giornaliera più stressante e meno ore di sonno, risultano più deboli e più facilmente vittime dei loro predatori. Si è osservato che l’inquinamento luminoso ha causato un cambiamento dell’alimentazione e anche una diminuzione dell’attività canora di cince, fringuelli, gazze e pettirosso.

Ulteriormente l’illuminazione artificiale risulta essere grande nemico dei volatili migratori in quanto gli attira e li disorienta, e questi finiscono per girare in cerchio sulle città illuminate anche per ore. Questo comportamento innaturale costa loro l’esaurimento delle riserve energetiche, con il conseguente aumento del rischio di predazione o si manifesta anche nel sempre più frequente episodio di volatili che sbattono contro le finestre (solo nel nord America si contano centinaia di milioni di volatili morti in urti contro edifici illuminati).

  • I pipistrelli nonostante la facilità di trovare cibo in prossimità delle luci notturne preferiscono i luoghi bui e riparati, dove adesso gli insetti loro prede risultano più carenti in quanto attratti dalle zone più luminose.

Questi sono alcuni esempi di come l’intera catena alimentare risulta destabilizzata e gli ecosistemi urbani che si sono creati in decine di migliaia di anni hanno subito radicali trasformazioni e grandi squilibri in meno di duecento. Ma volgendo lo sguardo oltre le zone a noi più vicine ulteriori esempi di animali enormemente destabilizzati sono le tartarughe che appena nate rivolgono la loro attenzione alle fonti luminose e spesso piuttosto che vedere la luna e le stelle in cerca del mare si avvicinano a luci sul molo, bar o strade con conseguenze fatali. Oppure nei pesci viene alterata la loro fase vitale, viene limitata la loro migrazione e anche l’alimentazione. Lo zooplancton, ad esempio, risulta fortemente disturbato dall’inquinamento luminoso. Sono stati osservati spostamenti verticali differenti di questi organismi stravolgendo di fatto la catena alimentare (ricordiamoci che questo organismo ne è alla base), in quanto rimanendo più basso, nei laghi come negli oceani, poiché la luce filtra maggiormente, risulta meno avvicinabile dai suoi predatori di superficie e egli stesso non si nutre più del fitoplancton permettendo quindi una maggior fioritura algale nelle acque.

Ma quali sono gli effetti diretti sull’uomo?

  • Danni ai tessuti degli occhi, come minor possibilità di adattarsi alle luci notturne e più facile abbagliamenti
  • Insonnia cronica
  • Sindrome del turnista, cioè le difficoltà a riallineare i normali ritmi sonno-veglia
  • Sindrome da fase di sonno anticipata, cioè anticipare l’ora del coricarsi e dello svegliarsi (frequente negli anziani)
  • Sindrome del sonno ritardato, posticiparsi delle ore di coricamento e di sveglia (frequente negli adolescenti)
  • Affaticamento
  • Depressione e disturbi dell’umore
  • Ansia
  • Mal di testa
  • Problemi cardiovascolari
  • Sovrappeso e obesità

L’esposizione alla luce artificiale modificando i nostri cicli circadiani altera la nostra produzione di melatonina e cortisolo e questa carenza potrebbe contribuire all’insorgenza del cancro soprattutto al seno e alla prostata (l’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2007 ha dichiarato il lavoro notturno come un fattore di rischio per il cancro).

L’inquinamento luminoso è anche il più semplice tra gli inquinamenti da combattere (spegnendo la luce non si necessita di purificare l’ambiente) e piccoli accorgimenti permettono di contenere le emissioni e avere un impatto minore sull’ecosistema e sui costi, vediamone alcuni:

  • spegnere le luci non necessarie, soprattutto quelle esterne
  • preferire luci che si attivano mediante sensori di movimento
  • molto importante è schermare le luci superiormente e far convergere la luce sui punti dove necessario, ad esempio verso il marciapiede e non verso il cielo (oltretutto le lampadine lasciate all’esterno completamente prive di schermatura sono interpretate dagli insetti quale fosse la luna, per via della sfericità di queste, diventandone fortemente attratte).
  • preferire luci ambrate vicino alle abitazioni piuttosto quelle blu che hanno effetti maggiori sulla salute per gli esseri umani e per l’ecosistemi (attirano maggiormente falene e insetti).

Viene stimato che oltre l’80 % della popolazione mondiale e circa il 99% della popolazione europea e statunitense vive sotto un cielo inquinato da luci artificiali. La maggior parte dei bambini e dei giovani adulti non ha mai visto la via lattea! Il 14 gennaio del 1994 un terremoto alle 4 del mattino si abbatte su Los Angeles causando un blackout. La gente riversatasi nelle strade di notte e per la prima volta al buio rimase sconvolta e numerosissime furono le segnalazioni di pericolo alla polizia quando videro nel cielo una entità lentigginosa che forse aveva provocato il sisma. Era la prima volta che videro la via Lattea.

La città più inquinata al mondo sarebbe Singapore, ma l’Italia è il paese più sviluppato con la percentuale più elevata di territorio inquinato dalla luce artificiale a livello mondiale. Otto italiani su dieci non possono vedere il cielo stellato incontaminato, e buona parte della popolazione fatica a scorgere 200 stelle nel cielo notturno.

Per poter capire a quale livello di inquinamento è posta la nostra abitazione e come sarebbe il cielo notturno in assenza di emissioni luminose è stata creata la scala di Bortle.

Quindi l’inquinamento luminoso oltre che ad infastidire gli astronomi nello studio dell’universo (ma anche nel calcolare le possibili traiettorie degli asteroidi e prevedere collisioni con loro) ci deruba di quella parte incontaminata che è il cielo notturno irrorato da stelle e secondo alcuni la cui osservazione migliora l’umore e i comportamenti altruistici diminuendo addirittura l’attaccamento alle cose materiali;

Un uso responsabile delle luci artificiali dunque oltre a permetterci di risparmiare, contribuirebbe a salvaguardare gli ecosistemi che ci circondano e ci permetterebbero di poter osservare la volta celeste notturna nel pieno della sua meraviglia.

Appuntamento allora alla prossima settimana per continuare a scoprire e comprendere come poter migliorare il proprio benessere.

Carmine Provenzano studio Eureka Equipe