VARESE «Mio figlio era buono come il pane». Ave Maria Sportelli, madre di Vito De Cristano, l’uomo di 45 anni annegato due giorni fa nel lago del Ghirla, è una donna distrutta dal dolore. L’appartamento di via Valsugana è un andirivieni di amici di Vito, tutti con gli occhi rossi. «Vito era uno di quelli che comprava un panino per sé e, se qualcuno glielo chiedeva, glielo dava senza pensarci due volte. Era una di quelle persone che tutti conoscevano proprio perché era buono» racconta la madre, una donnina piccola e gracile, sulle cui spalle pesa anche il dolore per la perdita del marito, morto undici mesi fa.«Vito De Cristano sapeva nuotare – continua la donna – In estate andava spesso al lago». Frequentava anche il lago del Ghirla che è considerato uno dei più pericolosi della provincia per via delle acque molto fredde e della profondità. Cosa gli sia accaduto lo stabilirà solo l’autopsia, ma per i famigliari il responso che daranno i medici non è importante. «Quello che è certo è che nessuno ce lo riporterà mai più indietro – dice il fratello minore (erano in tre, prima che Vito morisse) – Vito adesso non c’è più e siamo molto arrabbiati». Giovanni Marasco, l’amico di Vito che si è tuffato nella speranza di riuscire a salvarlo, continua a ripetere la sequenza tragica dell’evento: «Mi sono buttato nell’acqua anche se non so nuotare bene, ma le alghe mi
hanno impedito di afferrare Vito che era già nel lago da parecchio tempo. Se i presenti avessero gridato aiuto probabilmente qualcuno sarebbe intervenuto prima e Vito sarebbe ancora vivo. Ma le persone erano pietrificate dal terrore per quanto stava accadendo».Vito, prepensionato da due anni, ex dipendente del Circolo, era l’unica fonte di sostentamento della famiglia. Era lui, con la sua pensione, che pagava l’affitto della casa (dell’Aler) a San Fermo, dove viveva da quando aveva cinque anni. «Al dolore si affianca la preoccupazione economica – dice mamma Maria – Speriamo che sia rivisto il canone di affitto del nostro appartamento, perché noi non possiamo farcela a sostenere le spese senza Vito».Anche la camera mortuaria, ieri, era un andirivieni di amici. Alcuni avevano letto la notizia sul giornale e si chiedevano se fosse davvero il Vito che pensavano loro, «il Rasta», nome che il quartiere avere attribuito prima al fratello e poi a lui per via dei capelli lunghi e ondulati. Tanto il dolore e l’incredulità anche a Valle Olona, dal bar tabacchi di via Dalmazia dove Vito passava a prendere le sigarette. «L’ho visto l’ultima volta settimana scorsa – racconta Cinzia Zerbinati, titolare della tabaccheria – Gli ho chiesto come andava, mi ha detto “bene”. Faceva quattro chiacchiere, era una persona socievole, che parlava con tutti. E’ veramente tanto il dispiacere: era un tipo tranquillo, che non dava mai problemi». Il funerale si svolgerà a San Fermo nei prossimi giorni.
s.bartolini
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