VARESE I contadini del ventesimo secolo sono molto diversi da quelli di una volta. Bianca Giudice, varesina nata in via Limido, da otto anni coltiva lamponi in un grande appezzamento di terreno in via Berni, nell’azienda agricola Ortello. Questo dopo una carriera come donna manager, che l’ha portata a girare il mondo, occupandosi di commercio e delle cose più diverse. Con l’agricoltura è alla prima esperienza. «Su internet ho scoperto come iniziare – racconta Bianca – Le nozioni pratiche mi sono state trasmesse da un esperto di Cuneo, che è la patria dei piccoli frutti. La maggior parte delle cose, però, le ho imparate sul campo, a furia di piantare, potare e cogliere lamponi. Ho scelto questi frutti perché quando ho iniziato era un periodo di boom, tutti li volevano». La produzione ammonta a circa 100 chili di lamponi all’anno, raccolti su 15 lunghi filari. I frutti vengono venduti al dettaglio nei mesi di giugno, luglio, agosto, settembre e ottobre. «È una vita faticosa, si comincia alle sei del mattino e non si sa mai quando si finisce – dice Bianca – La burocrazia è tantissima e ingestibile. Senza parlare della difficoltà di vendere i prodotti. Si fa un gran parlare di chilometro zero, poi anche le pasticcerie preferiscono i frutti di bosco trattati perché durano di più e fanno più bella figura sulla torta». In Spagna, per esempio, i frutti passano in sistema di abbattimento rapido della temperatura. La frutta appena raccolta viene raffreddata con sistemi ad aria forzata che permette
di mantenere inalterate caratteristiche organolettiche e gustative per i giorni a seguire, per arrivare al consumatore come se fosse appena colta dalla pianta.«Anche i consumatori fanno lo stesso ragionamento dei pasticceri: comprano al supermercato la frutta che viene dalla Spagna (ma anche dal Marocco) perché dura di più – continua Bianca – Io non uso pesticidi, la mia è una coltivazione biologica. Sicuramente sono più sani i miei frutti che quelli che hanno fatto un lungo viaggio. Per quello mi viene una tristezza incredibile quando maturano troppo e sono costretta a buttarli via. Neppure la mensa dei poveri li prende perché è vietato dalla legge: se poi qualcuno sta male la colpa è mia». Insomma, non è tutto oro ciò che luccica. Ma sarà almeno la salute a guadagnarci? «Chi pensa che stare all’aria aperta faccia bene si sbaglia di grosso perché le più grande arrabbiature della mia vita le ho prese da quando ho questa azienda – conclude Bianca – Quando mi alzo alla mattina e piove, sapendo che la coltivazione potrebbe risentirne, mi viene un nervoso terribile. Ho due sorelle che abitano a Milano e che mi vengono a trovare ogni tanto, stanno bene anche loro che vivono in mezzo allo smog. Quando vado in Liguria vedo le piante fiorite al bordo autostrada, le comparo con le mie curate in tutti i modi e mi viene un dubbio: ma sarà vero che lo smog è così dannoso? Scherzo, il panorama qui regala tutti i giorni emozioni indimenticabili». Adriana Morlacchi
s.bartolini
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