– «Rinnovate gli abbonamenti a prezzi scontatissimi». Ma la palestra sparisce nel nulla dall’oggi al domani. Causa collettiva degli ex clienti arriva in tribunale a Varese. La titolare della struttura a processo per insolvenza fraudolenta. Ieri è arrivato l’annuncio del difensore dell’imputata: «risarciremo tutti». Udienza rinviata quindi al 26 ottobre.
I fatti risalgono al 2013. La palestra in questione a Varese non esiste più, sostituita da un’analoga attività che non ha però nulla a che fare con la vecchia gestione. «Un’ottima struttura, anche conveniente considerando che l’abbonamento annuale, da 540 euro, dava accesso a piscina, sauna e a una serie di altri servizi – racconta una delle vittime – Per chi, come me e altri, frequentava la palestra in modo assiduo si trattava di un prezzo conveniente».
A dicembre 2012 dalla palestra arriva, come sempre accade, l’avviso di scadenza dell’abbonamento annuale e un’offerta del tipo: «tu cliente affezionato. Proprio perché in quanto tale abbiamo deciso di premiarti. Se rinnovi adesso il tuo abbonamento ti facciamo un prezzo speciale». Normali promozioni che vengono applicate in quasi tutti le attività che puntano a fidelizzare i clienti. E i clienti, fatti, hanno rinnovato. Passano i mesi. E arriva il 7 luglio 2013. «Dalla palestra – racconta una delle parti offese – arriva la comunicazione che la struttura sarebbe rimasta chiusa dal 7 al 21 luglio per un problema di impianti».
Anche qui ci può stare: una chiusura per permettere lavori di riparazione e manutenzione. Il 22 luglio i più instancabili tra i frequentatori della struttura si presentano al cancello. «Era tutto chiuso e non c’era nessuno. Il deserto». Personale e direzione: tutti spariti nel nulla. I clienti iniziano a chiedere a cercare di avere informazioni senza però ottenere nulla. «A quel punto è apparso chiaro quello che era accaduto».
La società in questione sarebbe poi naufragata in capo a qualche mese. I clienti, che avevano versato cifre tutto sommato considerevoli per l’abbonamento, si sono invece rivolti alla guardia di finanza. Ascoltate le vittime, ascoltati gli ex dipendenti, l’inchiesta si è chiusa con il rinvio a giudizio della titolare dell’attività.
Il punto sul quale batte l’accusa è uno in particolare: ovvero la richiesta di rinnovare gli abbonamenti nonostante la presunta consapevolezza di chiudere dall’oggi al domani senza poter fornire il servizio per il quale i clienti avevano pagato. Ieri, a sorpresa, l’avvocato dell’imputato ha annunciato che l’assistita è pronta a risarcire le parti offese (il che alleggerirebbe molto la sua posizione in giudizio).
L’udienza è stata rinviata al 26 ottobre data in cui l’avvenuto risarcimento dovrà essere dimostrato al giudice.













