La Pro lancia l’SosBusto per ora tace

<+G_DATA>BUSTO ARSIZIO<+G_TONDO> Il giorno dopo il grido di aiuto del patron tigrotto Giuseppe Zoppo, nessuno ha bussato alla sede di via Cà Bianca. Era impensabile che ciò potesse avvenire. Le risposte si potranno sapere tra qualche giorno: decisive le prossime 48 ore.

<+G_TITOLINI>l’attesa
<+G_TONDO>Per il momento è l’attesa a farla da padrona; tutti col fiato sospeso, e con diversi punti di domanda che interrogano l’immediato futuro dei colori biancoblù. Qualcuno si avvicinerà alla Pro Patria affiancando Zoppo nella sua gestione oppure subentrando? Il patron si è mostrato disponibile a qualsiasi soluzione purché «venga portato avanti il progetto». Voci ben fondate parlano di un interessamento di alcuni imprenditori. Tra questi non si esclude che possa far parte di nuovo la famiglia Vender. I sussurri di un gruppo pronto a gestire la Pro Patria sono serie. Tutto ovviamente è subordinato alla legge della domanda e dell’offerta, sul tavolo l’attuale situazione finanziaria della società. Vi sono scadenze brucianti da onorate al più presto, entro la fine del mese, come vi è da capire a quanto ammontano gli oneri pregressi e futuri.

<+G_TITOLINI>la lotta continua<+G_TONDO>Deve aprirsi una trattativa e gli eventuali tempi potrebbero non essere lunghi; c’è una stagione in corso con una squadra che sta lottando per il primo posto e necessita di vivere da qui al mese di maggio in serenità. Sembra questa la via più percorribile anche se subordinata alla

buona volontà delle parti. Quindi vanno valutate anche altre opportunità a cominciare dalla possibilità che i giocatori chiedano di cambiare aria. Il mercato chiude lunedì. Zoppo ha dichiarato che non ha «intenzione di smantellare la squadra», ma di fronte alle richieste dei giocatori di andarsene non avrebbe argomenti convincenti per trattenerli.

<+G_TITOLINI>la terza via
<+G_TONDO>Poi la continuità dell’attuale proprietà, fino in fondo alla stagione. Resta da capire in che modo e con quali forze, in un ambiente spaccato a metà fra una dirigenza che ha deciso di lasciare, ma non ha trovato acquirenti e una squadra il cui grado di fiducia verso il proprio datore di lavoro non è alle stelle. La Pro Patria sta camminando sulla cresta della montagna, da una parte l’abisso, dall’altra la via che porta alla vetta. E’ sufficiente un colpo di vento improvviso per farla scivolare nel baratro con conseguenze inimmaginabili. Come è  sufficiente solo il buon senso per proseguire la scalata verso il sogno nell’anno del novantesimo della storia biancoblù.
Giovanni Toia
tutti i servizi sul caso Pro Patria nell’edizione di oggi

m.lualdi

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