La Provincia sfila con il Gay Pride. Malerba orgoglioso del Family Day

Dopo il no del Comune al patrocinio, arriva un sì. Gli organizzatori: «Soddisfatti». Il candidato di Lega Civica attacca Vendola e la maternità surrogata: «Mi indigno»

– La Provincia di Varese “sfilerà” al primo Gay Pride nella storia della Città Giardino. L’amministrazione guidata da ha infatti concesso il patrocinio al Varese Pride, l’evento che sabato 18 giugno colorerà la città per sensibilizzare l’opinione pubblica sui diritti delle coppie omosessuali. Sarà una grande festa all’insegna della convivenza civile e del rispetto verso tutte le persone: questo il messaggio che è emerso da parte

degli organizzatori. E Villa Recalcati ha deciso di concedere l’utilizzo del simbolo della Provincia, come annunciano i responsabili del Coordinamento Varese Pride, che ieri mattina hanno avuto la prima comunicazione positiva dopo la richiesta. Dopo il “no” del Comune, quindi arriva il “sì” della Provincia di Varese. Si tratta di una prima comunicazione che annuncia la concessione del logo, da parte degli uffici, cui seguirà una lettera del presidente.

«Siamo molto soddisfatti per questo riconoscimento da parte delle istituzioni» è il commento a caldo degli organizzatori. Ma, come sempre su questi temi, Varese si divide in due. Proprio ieri il candidato sindaco della Lega Civica è intervenuto sulla questione dei diritti delle coppie gay con un duro attacco al leader di Sinistra ecologia e libertà , e difendendo la sua partecipazione al Family Day. «Quanto è costato il figlio di Nichi Vendola? Se fosse vera la notizia che l’esponente politico di Sel sarebbe diventato padre, con il suo compagno, di un piccolo nato in California da madre surrogata e con ovulo di altra donna, non dovremmo indignarci?»: sono i quesiti che Malerba pone al centro del dibattito portando quindi l’argomento relativo ai diritti delle coppie gay nel dibattito politico delle elezioni cittadine. La posizione di Malerba è assolutamente chiara e spostata a favore della famiglia tradizionale.

«C’erano una volta i bambini nati da una madre e da un padre – sottolinea Malerba – oggi assistiamo allo scempio della compravendita di ovuli, affitto di utero, fecondazione col seme di un uomo, insomma alla sparizione della famiglia naturale, con il placet della sinistra al caviale di Renzi e con l’insipienza di Alfano e del centrodestra

in generale, vendutosi per 30 denari di poltrone». «Chi, come me, ha partecipato con convinzione al Family Day del 30 gennaio scorso a Roma, pronto a rispettare alcuni diritti degli omosessuali, pure, non riesce ad accettare che donne e bambini siano oggetto di mercificazione, che i soldi, insomma, abbiano il sopravvento sui sentimenti e sulla natura».

«Non mi si obietti che un sindaco non si occupa di questi problemi: la cifra etica di un amministratore si vede nell’accoglienza e nella difesa dei più deboli, si coglie nell’attenzione a chi si trova in difficoltà. La frontiera si pone proprio qui, quando si diventa baluardo del valore della persona, sempre, senza distinzione di età o ceto sociale». E sul patrocinio al Gay Pride si divide anche il consiglio provinciale. Pieno sostegno alla decisione arrivare dal consigliere provinciale del Pd .

«Non mi pare sia una notizia della quale stupirsi – dice Mirabelli – fa più notizia che il Comune non l’abbia concesso. Ricordo infatti che in passato anche le istituzioni regionali della Lombardia hanno concesso il patrocinio a manifestazioni analoghe a Milano, scatenando certo dissidi nella maggioranza di centrodestra, ma andando incontro alla consapevolezza che come istituzione occorre rappresentare tutti i cittadini. Purtroppo, la maggioranza di centrodestra del Comune di Varese non ha voluto rappresentare tutti i cittadini». Di opinione perfettamente contraria il consigliere provinciale di Liberi per la Provincia, il forzista
. «È ridicolo concedere il patrocinio – attacca Galparoli – esattamente come è ridicola la maggioranza che sostiene Vincenzi, che non sa fare altro che parlare di buco di bilancio e occuparsi di queste cose, invece di far funzionare bene l’ente». E sul Gay Pride: «È una pagliacciata che non serve a nessuno. Mi chiedo quale sia l’obiettivo della manifestazione, visto che non c’è, in Italia, nessuna prevaricazione dei diritti di nessuno. Ha fatto bene il Comune a non concedere il patrocinio».