«La pulizia vale per tutti» Raccolta di firme contro Boni

«La pulizia vale per tutti» Raccolta di firme contro Boni

VARESE La riscossa del Cerchio magico mette nel mirino Roberto Maroni. «Pulizia in tutte le direzioni». La controffensiva, elaborata nel weekend dai fedelissimi bossiani che fanno riferimento all’ex capogruppo a Montecitorio Marco Reguzzoni, sta per essere lanciata, dopo aver lasciato passare la bufera. La prima mossa, più visibile e d’impatto, è il sostegno a una petizione, lanciata tra i militanti bossiani, per chiedere pulizia in tutte le direzioni, accelerando in particolare le dimissioni degli indagati Davide Boni, uomo di Calderoli, e di Gianluca Pini, romagnolo. Maroniani con qualche problema giudiziario sulle spalle che non potrebbero sottrarsi ai colpi di ramazza, dopo che Monica Rizzi si è fatta da parte. Ma il vero bersaglio è Bobo Maroni. All’ex ministro dell’Interno i cerchisti vorrebbero applicare la stessa regola della pulizia che ha costretto al passo indietro Umberto e Renzo Bossi, oltre che provocare l’espulsione di Rosi Mauro. Da un lato si porta avanti la tesi, che sarebbe confortata dallo Statuto del movimento, secondo cui con le dimissioni del segretario federale dovrebbe decadere l’intero Consiglio federale. Anche perché, stando ai “reguzzones”, se Bossi ha qualche responsabilità sul cattivo uso dei quattrini del finanziamento pubblico gestiti da Francesco Belsito, la stessa responsabilità dovrebbe ricadere anche su chi votava in Consiglio federale e non si è mosso per tempo per evitare le malefatte dell’ex tesoriere prima che intervenisse la magistratura. Del resto, lo stesso Marco Reguzzoni aveva rotto il silenzio dichiarando al Corriere che

«in 2000 pagine dell’inchiesta il mio nome non compare una sola volta». Mossa difensiva, avranno pensato tutti vista la foga epuratrice dei maroniani duri e puri. In realtà è proprio da quelle parole che si intuisce la controffensiva. Perché in quelle carte che scottano si ritrovano anche i nomi di due triumviri, il già chiacchierato Roberto Calderoli ma soprattutto Roberto Maroni. «L’ex ministro sapeva» secondo la versione ricavata nei giorni scorsi dalle intercettazioni. Sapeva della Tanzania e compare con lo stesso Calderoli a proposito di incontri programmati con Stefano Bonet, l’imprenditore “sodale” di Belsito, e Romolo Gilardelli, l’ammiraglio in contatto con le cosche calabresi. In realtà dalle intercettazioni non si capisce se questi incontri si siano davvero svolti, ma secondo i cerchisti tanto basterebbe per pretendere dai triumviri lo stesso passo indietro già compiuto dal Senatur, in coerenza con le ramazze. E per suggerire un nuovo cambio al vertice nella transizione verso il congresso federale, lasciando spazio a esponenti non toccati dal fango. Amministratori locali trasversalmente apprezzati come i governatori Luca Zaia e Roberto Cota, ma anche il sindaco di Varese Attilio Fontana, che pure è maroniano di ferro. Nomi di fronte ai quali Bobo non potrebbe dire di no. Ma un suo passo indietro lo indebolirebbe. «I Barbari – sostengono i “reguzzones” – controllano i militanti ma non i voti». E l’esempio sarebbero le regionali 2010, quando il cerchista Giangiacomo Longoni soffiò ai maroniani il posto al Pirellone.Andrea Aliverti

s.bartolini

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