Il consiglio comunale di Varese è compatto e solidale con La Quiete. Tutte le forze del consiglio – Partito Democratico, Lista Galimberti, Varese 2.0, Progetto Concittadino, Lista Orrigoni, Lega Nord, Forza Italia e Lega Civica con il presidente del consiglio Stefano Malerba – hanno firmato un documento congiunto sulla Quiete che sostiene i lavoratori durante l’assemblea permanente che inizierà oggi, alle 21.
Domani è il giorno in cui potrebbe avvenire lo sfratto esecutivo della struttura.
Il documento inizia ripercorrendo la storia della clinica: «dopo anni di vicende giudiziarie, il Tribunale di Varese ha reso esecutivo lo sfratto dei locali, ora locati, per il 9 gennaio, ciò comporterebbe per l’azienda la perdita dell’esistente attività, in quanto perderebbe l’accreditamento per l’attività ambulatoriale e l’autorizzazione per la degenza. Se ciò dovesse avvenire, per riattivare la struttura bisognerà ripercorrere l’intero iter: prima per l’autorizzazione, poi per l’accreditamento e quindi per mettere a contratto le prestazioni con il Sistema Sanitario Regionale Lombardo».
Il Comune di Varese ha voce in capitolo perché «la nuova legge regionale 23/2015, che ridisegna il Servizio Sanitario Regionale, all’articolo 20 conferisce ai sindaci dei Comuni compresi nel territorio delle Ats la formulazione di proposte per l’organizzazione territoriale dell’attività sociosanitaria e socioassistenziale, permettendo loro di partecipare alla definizione dei piani sociosanitari territoriali all’interno delle varie cabine di regia, e di promuovere l’integrazione delle prestazioni sociali con le prestazioni sanitarie».
La Quiete, inoltre, potrebbe riposizionare il suo servizio sulla cura dei sub acuti: «E’ un dato di fatto che l’Asst Sette Laghi può, per la sua organizzazione, solo rispondere al bisogno dell’emergenza, dell’urgenza e dell’acuto, ma nello stesso tempo è chiamata a garantire la continuità di presa in carico della persona nel proprio contesto di vita, anche attraverso articolazioni organizzative di reti e modelli integrati tra ospedale e territorio. Per questo vediamo nella Quiete un nodo del sistema, per poter rispondere ai cittadini varesini che necessitano di una continuità di cura. È competenza della Regione decidere con che modalità, a noi il compito di far emergere il bisogno dei cittadini varesini, costretti a delle soluzioni disagiate, spesso lontane dal proprio contesto abitativo».
Il documento termina così: «Fermo quanto sopra, nel manifestare grande preoccupazione per l’impatto che la chiusura della Quiete avrebbe sui sessanta lavoratori e le loro famiglie, il Consiglio comunale ed il sindaco si impegnano a supportare concretamente nell’ambito delle proprie competenze tutte le iniziative dei lavoratori della struttura a salvaguardia di quella che, pur essendo un’azienda formalmente privata, rappresenta per le ragioni elencate un’importante patrimonio a servizio della città».
«Raccogliamo con grande soddisfazione la discesa in campo di tutte le forze politiche del Comune di Varese – afferma Davide Farano, rappresentante sindacale Cgil dei lavoratori della Quiete – Proprio perché il ruolo futuro della clinica nella sanità varesina e lombarda si delinea con sempre maggior chiarezza, questa casa di cura non può e non deve chiudere».













