MARSA ALAM «Mi sento sequestrata»: è tutta qui, nelle parole di Patrizia Campanati di Mornago, l’odissea dei 176 italiani – molti i varesotti – intrappolati per l’intera giornata di ieri nel minuscolo aereoporto di Marsa Alam, Egitto. Uno scalo «balneare», neppure minimamente paragonabile al seppur ridimensionato ex hub della brughiera: spazi ridotti all’osso, temperatura da ghiacciaia, nessuna possibilità di utilizzare carte di credito o sistemi wi-fi per la navigazione internet e la preziosa raccolta di informazioni e due locali per la ristorazione.
Ma tant’è: la meravigliosa barriera corallina del Mar Rosso val bene qualsiasi disagio. Perlomeno quando non si protrae oltre le due ore necessarie per prendere il volo e ritornarsene a casa dopo vacanze di una o due settimane sulle coste d’Egitto. Così non è andata ieri, a causa di uno sciopero «selvaggio» dei controllori di volo greci, che ha messo in ginocchio anche le tratte di Meridiana Fly da e per il Paese delle piramidi. E ha «imprigionato» i 176 turisti italiani destinati a partire con il volo delle 13.15 con destinazione Malpensa.
«Siamo partiti dall’albergo alle 9, alle 11 eravamo in aeroporto e, poco alla volta, abbiamo visto sui tabelloni i ritardi del nostro volo che, a un certo punto, è stato cancellato» racconta la nostra cronista, la giornalista Elena Botter, anche lei insieme al marito tra gli sfortunati della sosta forzata, che ha messo a durissima prova i nervi degli adulti ma, ancora di più, quelli dei tanti bimbi presenti. Molti i lacrimoni, complice il freddo insistente
a dispetto di un abbigliamento da torrida estate egiziana (per affrontarlo qualcuno è rimasto a lungo appiccicato al vetro, nel tentativo di agguantare il tepore del sole). Inutili le richieste di abbassare l’aria condizionata e scarse, secondo le testimonianze, le comunicazioni fornite: «Ad un certo punto ci hanno detto che c’era un problema di sorvolo della zona europea e che ci avrebbero sistemato in albergo a spese del tour operator». Peccato che le camere libere non abbondino.
E, il tutto, al termine di un’attesa che si è prolungata fino al tardo pomeriggio, con tanto di ritiro dei passaporti che ha fatto salire alle stelle la già altissima tensione tra i passeggeri. Qualcuno ha addirittura tentato un sit-in, altri hanno provato a superare la dogana per poter tornare quantomeno all’aria aperta. Niente da fare, con l’aggravante delle difficolte di comunicazione. Ventisei i varesini del gruppo, da Maccagno, Angera, Varese città, Azzate, Marnate e Busto Arsizio. Per molti, difficoltà anche con il lavoro, che oggi avrebbero dovuto riprendere. «Il freddo dà un fastidio incredibile e, trattandosi di uno sciopero, avrebbero dovuto avvisarci prima» si sfoga Daniele Veneroni. «Per troppe ore ci hanno lasciati qui fermi con poche informazioni, spesso discordanti» attacca Giovanni Ussiadi Maccagno, in un gruppo con molti bimbi: «Sono arrabbiata, siamo qui da ore senza informazioni anche da parte di Eurofly» gli fa eco Patrizia Biondi, di Azzate.
«Non è possibile che quattro persone (i controllori di volo, ndr) ci mettano in ginocchio e nessuno faccia nulla. Non possiamo che subire, perché il rischio è che ogni reazione si possa ripercuotere contro di noi» l’affondo di Giuseppe Malagola di Maccagno. A questo punto, tutte le speranze sono riposte nel volo delle 6 di questa mattina.
f.tonghini
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