La scalata del Varesenel nome dell’Alfredo

La scalata del Varesenel nome dell’Alfredo

di Andrea Confalonieri

«Alfredino uno di noi» è l’urlo assordante che accompagna la squadra al giro di campo trionfale dopo il 4-2 sul Lumezzane e il terzo posto, è il primo pensiero che sale come un vento e corre veloce in ospedale a Milano ripetuto di bocca in bocca, di cuore in cuore da Sannino all’ultimo dei tifosi. Era il sogno di Luca Sogliano, malcelato sabato sera al telefono con Alfredo Luini, simbolo dell’amore per questi colori chiuso in clinica sulla sua carrozzina: «Da una vita giochi per noi e ora saremo noi a farlo per te». Domani ti facciamo un regalo, giurava Luca tra le lacrime. A regalo avvenuto, in questo abbraccio enorme e in questa dedica unanime con cui lo stadio si stringe al suo uomo migliore c’è tutto il bene per il Varese – che lui incarna – e c’è tutta la forza che gli servirà per tornare in pista. Alfredo ascoltava alle 16.50 di domenica il suo stadio da un vivavoce sul comodino vicino al letto della sua cameretta: «Serie B, serie B. Alfredino uno di noi». E forse intanto pensava: «L’ho combinata grossa, stavolta». L’hai combinata grossa, Alfredino: perché non s’è mai vista una squadra e una famiglia così grande ai piedi di un uomo speciale come te, giocare e vincere nel tuo nome e nel nome di una fedeltà invidiabile. Le lacrime tue, come le nostre, sono pure e abbaglianti perché mettono le ali allo spirito di chi crede nei sentimenti, nell’amicizia, nei valori. E nell’insegnamento che tu stesso ci hai

insegnato: non esiste l’impossibile. L’impossibile per noi è rivederti al Franco Ossola, e da lì spingere la tua carrozzina in serie B.Non s’erano mai viste quasi duemila persone in piedi osannanti a venti minuti dalla fine, nell’ultimo spicchio di partita giocato in un delirio collettivo. La serie B è come giocare al fantacalcio, ma i tifosi hanno il diritto di farlo. Non tanto perché il Varese abbia annichilito nella ripresa il Lumezzane, ma perché l’ipoteca sullo scalpo dell’ex capolista l’aveva posta durante un primo tempo di trincea, una guerra fatta di carattere, botte, rabbia e fuoco: dietro i lustrini ci sono lacrime e sangue. Questo conta più del risultato.L’entrata di Tripoli spacca la partita e inventa un nuovo Varese ad albero di Natale con cui Sannino dovrà fare i conti: due medianoni come Corti e Buzzegoli, Giulio a fare reparto da solo e la zanzara in linea con le schegge Zecchin&Carrozza. Questa è la chiave, il segreto di Pulcinella: i tre piccoletti insieme, chiamiamolo Tri-Ze-Ca, disorientano e stordiscono gli avversari. Se ne imprigioni uno, ti sfuggono dalle mani gli altri due perché c’è feeling, armonia, affinità elettive. Il neo entrato è una scintilla: appicca il fuoco che cova sotto le maglie. Dà sostegno, fa l’elastico, incolla il centrocampo a una difesa che prima faceva blocco un po’ a sé, libera la vena creativa delle nuove zanzare gemelle e scioglie le redini della pantera nera, precedentemente un po’ inchiodata alla lodevole missione di recuperare Del Sante. Che si recupera da solo. Intanto è Tri-Ze-Ca.

a.confalonieri

© riproduzione riservata

Aggiungi La Provincia di Varese tra le fonti preferite su Google