La pioggia non spegne l’entusiasmo della cena solidale.
In 900, dalle autorità ai sostenitori della manifestazione, ieri sera hanno partecipato alla conviviale sotto il tendone in piazza san Vittore a Varese.
«Attraverso questa iniziativa che si è diffusa ulteriormente per il centro – ha detto il sindaco, Davide Galimberti – con momenti importanti per attrarre i giovani, si rende visibile l’energia positiva che questa città ha. Una città che opera nel mondo del volontariato durante tutto l’anno e che in occasione della festa patronale vuole mostrare tutte le forze propulsive che operano senza sosta 365 giorni all’anno. È un orgoglio del volontariato».
«Il primo anno è stata una scommessa – ricorda don Marco Casale, responsabile della Caritas decanale e nell’organizzazione della Varesèsolidale – eravamo pronti a qualsiasi risultato e arrivarono 600 persone. Un risultato oltre le previsioni che ci ha incoraggiato a continuare arrivando ai 1000 dello scorso anno e al tutto esaurito di quest’anno». L’esigenza di chiudere il perimetro del tendone a causa del maltempo ha di fatto ridotto i posti per dare spazio idoneo ai commensali. Le presenze confermano la bontà dell’idea.
«Le oltre 50 associazioni di Varesèsolidale fanno un po’ da volano a partecipare alla serata che quest’anno allarga i beneficiari di quanto è stato raccolto. Accanto alle 5 realtà che danno da mangiare agli affamati, abbiamo aiutare chi si occupano di avviare allo sport ragazzi con disabilità, perché permette loro di scoprire possibilità nuove per sé». È anche l’occasione per le associazioni di ritrovarsi attorno a un tavolo in maniera conviviale. «Conoscendosi accresce la stima reciproca e la voglia di collaborare. Ci pare che il beneficio si possa sentire anche durante tutto l’anno». È stato un appuntamento significativo anche per il prevosto, monsignor Luigi Panighetti. «In occasione della festa di san Vittore si è vissuto un momento di vita condivisa da parte delle varie realtà cittadine, in particolare per tutte le organizzazioni di volontariato che si coalizzano per un fine bello e notevole: aiutare chi è nel bisogno a sostenere la propria situazione, attraverso i centri importanti che abbiamo in città e che distribuiscono cibo a chi non ne ha. Tutto questo nella cornice di una città che tradizionalmente è solidale e attenta a questa dimensione del volontariato».
Essere al terzo anno significa «aver costruito una tradizione – spiega Giuseppe Redaelli dell’organizzazione -. Mantenere una tradizione non è cosa facile, perché a volte il successo fa pensare che la cosa vada avanti da sola. Per questo l’invito forte, che come organizzatori facciamo alle associazioni, è di non sedersi sugli allori, ma di rivitalizzarla ancor di più, perché non possiamo pensare di essere arrivati». La cena non è una vetrina di bontà che compare una volta all’anno. «La risposta è nei fatti le mense, empori e banco di solidarietà lavorano egregiamente, come chi fa assistenza ai malati o ai disabili per 12 mesi all’anno. La cena è semplicemente una manifestazione corale di varesini che valutano positivamente la solidarietà».













