La ‘sporca’ guerra afgana, luce da migliaia di documenti segreti

La ‘sporca’ guerra afgana, luce da migliaia di documenti segreti


Roma, 27 lug. (Apcom)
– Che la realtà della guerra in Afghanistan fosse più complicata di quanto lasciassero trasparire le autorità militari era fuor di dubbio, ma i circa 90mila documenti e rapporti delle forze Nato pubblicati dal sito Wikileaks gettano una luce impietosa sull’andamento e il successo delle operazioni.

Come riassume efficacemente il quotidiano statunitense The New York Times, i documenti “spiegano con dovizia di particolari perché, dopo aver speso 300 miliardi di dollari in questa guerra, i talebani sono più forti ora che in qualsiasi altro momento dal 2001”.

In particolare, viene affrontata la questione relativa alle vittime civili afgane: i rapporti – in massima parte provenienti dall’ambasciata statunitense a Kabul – parlano di almeno 195 vittime, un numero probabilmente inferiore al dato reale: la maggior parte delle vittime è dovuta al nervosismo dei militari in servizio ai posti di blocco, ma non mancano casi come quello di un sordomuto abbattuto mentre cercava di fuggire da un pattuglia che gli aveva intimato l’alt.

Forse non a caso il presidente afgano Hamid Karzai ha scelto la stessa giornata, ieri, per denunciare un bombardamento della Nato avvenuto venerdì scorso nella provincia meridionale dell’Helmand e nel quale sarebbero morti 52 civili, un’operazione di cui l’Alleanza non ha ancora dato alcuna conferma ufficiale.

Ma a sollevare le maggiori polemiche sono gli aspetti più politici che emergono dai documenti, ovvero la crescente influenza iraniana – compreso il sostegno di Teheran alle milizie talebane – nel Paese, la corruzione che regna all’interno del governo afgano e soprattuto il ruolo ambiguo dei servizi segreti pachistani, l’Isi.

Non va infatti dimenticato che fu proprio Islamabad a favorire l’accesso al potere dei talebani, e i legami di almeno parte dell’Isi – i rapporti fanno il nome in particolare di un ex responsabile, Hamid Gul – con le milizie sembrano essere sopravvissuti non solo per organizzare unità da inviare in Afghanistan per combattere contro i militari statunitensi, ma anche per colpire gli interessi dell’India nel Paese vicino. Il governo pachistano da parte sua ha smentito qualsiasi odierna complicità con le milizie, sottolineando come i rapporti siano “datati e non più rispondenti alla realtà sul terreno”, sottolineando come “Stati Uniti, Pakistan e Afghanistan siano Uniti nella lotta contro il terrorismo”.

Karzai non si è però mostrato affatto convinto della buona fede pachistana e pur non chiamando in causa esplicitamente Islamabad ha ribadito oggi come i documenti giustifichino la posizione di Kabul secondo la quale “il terrorismo non si combatte nei villaggi afgani, ma colpendone i rifugi e le fonti ideologiche e finanziarie al di là della frontiera”. Sta di fatto che difficilmente Islamabad accetterà di tagliare i rapporti con il movimento talebano, sia per la possibilità di guadagnare influenza in Afghanistan che per quella di utilizzare le milizie sul suo territorio come pedina nella querelle con Nuova Delhi sulla sovranità del Kashmir.

L’Amministrazione Obhama – non direttamente coinvolta, dato che i rapporti vanno dal 2004 al 2009, prima del varo della nuova strategia decisa dalla Casa Bianca – ha criticato la pubblicazione dei documenti, ritenendola una “minaccia per la vita dei militari statunitensi e della coalizione”; sia Gran Bretagna che Germania hanno chiesto che la veridicità dei rapporti venga accertata quanto prima.

Il fondatore di Wikileaks, Julien Assuange, ha sottolineato da parte sua in conferenza stampa come i documenti provino l’esistenza di possibili crimini di guerra commessi in Afghanistan, chiedendo che le forze armate non siano lasciate sole a dover far luce su tali vicende: “Sarebbe come se un poliziotto dovesse indagare su un omicidio di cui è il principale sospettato”, ha concluso.

Mgi/

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