VARESE Si avvicina il capolinea per la Regio Insubrica. Con i rapporti tra Italia e Svizzera e tra Varesotto e Canton Ticino mai così tesi. Perché è proprio la Comunità di lavoro transfrontaliera, creata per favorire la collaborazione tra le province di confine di Lombardia, Piemonte e Verbano Cusio Ossola e il Canton Ticino, a rischiare di scomparire. Dopo alcuni “calibri da novanta” come l’Usi, l’Università della Svizzera italiana, e il Credit Suisse, anche il comune di Stabio ha deciso di lasciare. In aperta polemica con il presidente di turno, il varesino e leghista Dario Galli.
Un altro tassello portante si è così chiamato fuori dall’organismo. Per un motivo, a loro giudizio chiaro, specificato in una nota ufficiale: «La mancanza di progettualità e di visioni future comuni». In pratica per il comune «la cooperazione transfrontaliera si trova ormai da tempo a un punto morto». Una vera e propria bordata nei confronti delle componenti italiane e soprattutto varesine. Ma non solo. Perché Stabio lascia, sbattendo la porta, e si appella agli altri comuni della zona affinché facciano altrettanto. «In difesa della nostra Regione – si legge – ma soprattutto nell’ottica di creare una cooperazione transfrontaliera efficace, ma soprattutto bilaterale e sensibile alle vere esigenze del territorio». Particolarmente criticato è, infatti, il progetto, proposto di recente dal presidente Dario Galli, di voler far passare da Stabio il nodo autostradale Varese – Lecco «per risparmiare – rimarca il municipio – il parco pineta di Tradate».
Eventualità che non ha mancato di suscitare aspre polemiche in tutto il Mendrisiotto e anche tra gli abitanti di Cantello, ormai «accerchiati dalle infrastrutture». La classica goccia che ha fatto traboccare il vaso, insomma. Perché è proprio respingendo al mittente la proposta di Galli che l’amministrazione di Stabio chiarisce, alzando i toni dello scontro in una frattura ormai difficilmente sanabile, che «non intende nel modo più assoluto continuare a tollerare questo modo di fare politica e la totale mancanza di rispetto verso gli enti ed i comuni svizzeri».
La miccia, accesa nei mesi scorsi, insomma è arrivata all’ordigno. Innescata dalla Scudo Fiscale ha finito per correre lungo i binari di frizioni sempre più intense tra il Ticino e Dario Galli. A partire dalle accuse, rivolte al numero uno di Villa Recalcati, di voler nominare a segretario generale della Regio Insubrica, in sostituzione dell’attuale e ticinese Roberto Forte, un esponente leghista. E il nome filtrato era quello dell’avvocato varesino Andrea Mascetti, esponente di Terra Insubre, ora sospeso dalla Lega. Il 25 giugno a Ponte Tresa, nel corso dell’assemblea della Regio, sulla questione si era comunque sorvolato. Forse anche a causa del coro di proteste levatosi dal Cantone di confine contro “queste manovre”.
Tentativi condannati, almeno ufficiosamente in mancanza di nomi e cognomi, anche dal leader della Lega Umberto Bossi all’ultimo raduno di Pontida. «Ci sono ancora in giro questi personaggi loschi – aveva detto il Senatúr – che fanno un giornale e hanno un’associazione culturale e si presentano a chiedere posti, anche in Svizzera». E non erano servite a placare il dibattito nemmeno le successive rassicurazioni di Galli, ribadite anche di recente per «confermare che non c’è la volontà del Carroccio di mettere un proprio uomo ai vertici della Regio ma piuttosto la proposta che il segretario generale sia sempre di nazionalità svizzera». Parallelamente è stata la campagna di “Balairatt”, contro i frontalieri, a creare nuovi dissidi. Fino alla rottura, forse totale, causata dall’idea di far passare da Stabio un’autostrada che in Ticino avvertono come esclusivamente lombarda.
f.tonghini
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