La terza pistaper ora divide

MALPENSA Guarda oltre il dato nudo e crudo, Nicola Mucci. Per il sindaco di Gallarate se terza pista dovrà essere, sia l’occasione per riorganizzare un po’ tutto il sistema di interscambio attorno a Malpensa: «Le infrastrutture di supporto e i collegamenti dovranno esserci, tra Malpensa e il territorio e tra Malpensa e Milano, non dovrà più restare viva l’immagine di un aeroporto lontano, scomodo e irraggiungibile».

E non solo. «Bisognerà lavorare perché la terza pista vada a migliorare la vivibilità di chi abita in zona legata ai sorvoli degli aerei», ricorda Mucci, intenzionato a riflettere sulla partita da tutte le angolature. Trasporto, del resto, significa anche tessuto economico e Gallarate non può certo chiamarsi fuori. «Tornare a investire su Malpensa è un dato positivo che non possiamo trascurare, sia per le realtà produttive del territorio, sia per le famiglie che lo abitano dato che l’aeroporto ha rappresentato una risorsa fondamentale per molti cittadini e nuclei familiari», annota il sindaco della città dei Due Galli, «la frusta della disoccupazione è stata purtroppo assaggiata e io credo che una terza pista a Malpensa debba essere guardata per lo sviluppo economico e occupazionale che porta con sé e per il miglioramento delle condizioni ambientali».

«E non si pensi di poter non eseguire una valutazione ambientale strategica preventiva», gli fa eco Mario Aspesi, sindaco di Cardano al Campo e presidente di Ancai, l’associazione nazionale dei Comuni aeroportuali d’Italia.Bisognerà prima dimostrare che una terza pista a Malpensa è compatibile con il territorio nel quale andrebbe

ad inserirsi. Ma parlare ora di terza pista, secondo Aspesi, «è solo gettare altro fumo negli occhi alla gente; è come aver buttato la palla in tribuna mentre le squadre sono ancora in campo. Al momento bisognerebbe dire come si intenda garantire lo sviluppo di questo scalo, ancora zoppo».Alessandra Pedroni

s.bartolini

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