ASSO – E’ stato preso vivo il carabiniere Antonio Milia, che si era asserragliato per dodici ore nella caserma di Asso dove era in servizio da anni. Non c’è stato nulla da fare invece per il comandante della stazione, Doriano Furceri. Era morto, probabilmente dalle 17.30 di ieri, dopo che il brigadiere Milia gli aveva sparato. “L’ho ammazzato“, aveva gridato Milia.
L’epilogo dello stallo, cominciato ieri, è arrivato alle 5.40 quando una squadra del Gruppo intervento speciale dell’Arma ha fatto irruzione nel caseggiato giallo. Un’azione repentina preparata in un quartiere generale improvvisato, la sede di un’azienda di pompe funebri. Prima di essere disarmato e bloccato il brigadiere 57enne ha sparato un altro colpo ferendo al ginocchio un operatore del reparto delle forze speciali. Non avevano avuto successo le trattative intavolate prima da un negoziatore, proveniente dal reparto operativo di Varese, e poi da uno dello stesso Gis.
In convalescenza per diversi mesi, dopo un iniziale ricovero all’ospedale Sant’Anna, a causa di problemi legati a una forma di disagio psicologico, Milia era stato riammesso in servizio a seguito del giudizio di una commissione medico ospedaliera, ente sanitario esterno all’Arma, e dopo copiosa documentazione medico sanitaria di una struttura ospedaliera pubblica.
Era però stato messo in ferie dai suoi superiori. Il brigadiere è stato arrestato e nelle prossime ore sarà interrogato dal pm di turno della Procura di Como anche per chiarire i motivi del gesto. Il luogotenente Furceri, anche lui 57 anni, lascia moglie e tre figli. Era arrivato ad Asso lo scorso febbraio dopo essere stato per 18 anni a Bellano, comune che affaccia sul ramo lecchese del Lago di Como. Il comandante generale dell’Arma, Teo Luzi, a nome di tutti i Carabinieri, ha garantito “la massima trasparenza nell’accertamento dei fatti“