“Adottare” un monumento. O poter contare su un contributo da parte di privati e imprenditori per salvare il patrimonio artistico e culturale della città. Un’idea che piace sia al sindaco di Varese, , sia alle associazioni di categoria. Idealmente, però. Perché la normativa nazionale ostacola la possibilità che questo processo possa realmente concretizzarsi.
Il cattivo stato di salute di molte strutture di competenza comunale è ormai sotto gli occhi di tutti. Dall’ex caserma Garibaldi, al Castello di Belforte, dal Palaghiaccio, all’ippodromo. Questi alcuni degli esempi di realtà che si stanno sgretolando con il passare delle settimane.
L’agonia di alcune delle testimonianze storiche di Varese continua e se, non si provvederà a breve, saranno destinate piano piano a scomparire. Come fare? L’amministrazione comunale da sola non è più in grado di garantire la tutela di questi patrimoni.
Colpa dei vincoli al patto di stabilità, dei vincoli imposti dalla Soprintendenza ai Beni Culturali e non solo. Insomma, c’è bisogno di un supporto esterno: quello di privati e imprenditori.
«Ho chiesto più volte la collaborazione da parte di privati – spiega Fontana -Purtroppo, le difficoltà che oggi vive l’imprenditoria hanno lasciato la risposta in sospeso».
Difficoltà reali, legate alla crisi economica e al costante aumento delle tasse. Soprattutto per i piccoli imprenditori e i commercianti di vicinato. «Quanto fatto da con il Colosseo è cosa apprezzabile – commenta , presidente della Cna di Varese – Oggi l’unico monumento che un artigiano potrebbe rischiare di adottare è una lapide. Questo non è il momento per la piccola imprenditoria di intraprendere iniziative di questo genere: le imprese sono con le spalle al muro, non ce la fanno più».
Ci sono però i “colossi” del tessuto imprenditoriale del Varesotto che potrebbero essere in grado di sostenere un’impresa di tale portata. A quale scopo, vi chiederete. «Il ritorno aziendale nel compiere una donazione per “salvare” edifici e monumenti cittadini è puramente di immagine e pubblicitario – spiega, referente Ascom Varese – Ma il gioco vale la candela?».
La questione che Parravicini sottopone è legata alla nuova normativa nella quale anche donazioni in questo ambito vengono inserite nel tanto temuto redditometro.
«Per paura di calcoli discutibili, il privato rinuncia a fare la donazione. Se ci fosse la possibilità di andare a mettere in detrazione tutte queste somme legate alle donazioni, allora credo che ci potrebbe essere interesse da parte aziende di fare cosa di questo genere. Non un ammortamento in cinque anni, come succede per alcune spese pubblicitarie, ma detrazioni nell’anno in corso».
Valeria Deste
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