MALPENSA – Quattro ore di attesa per entrare nel Paese dopo essere scesi da un aereo. Settantacinque minuti per superare il controllo passaporti prima della partenza. File che dai varchi di frontiera attraversano i corridoi del Terminal 1 e raggiungono la piazza dei Duty Free.
Non è un semplice disagio. È una vergogna, aggravata dal fatto che il rischio era stato denunciato con largo anticipo dall’intero settore aeroportuale.
L’introduzione generalizzata dell’Entry Exit System europeo, il nuovo meccanismo biometrico destinato ai viaggiatori extra Schengen, sta mettendo sotto pressione Malpensa e numerosi altri scali europei. L’innovazione avrebbe dovuto rendere i controlli più moderni e sicuri; per ora, invece, sta producendo code insostenibili e scene indegne di uno dei principali aeroporti internazionali italiani.
Passeggeri esasperati nei corridoi del Terminal 1
I video pubblicati sui social mostrano centinaia di persone ferme in attesa, ammassate lungo i corridoi. Una viaggiatrice cinese ha raccontato su Instagram di aver visto una ragazza piangere, un uomo essere spintonato e un addetto alla sicurezza urlare nel tentativo di governare la situazione. Il filmato ha superato il milione di visualizzazioni, trasformando il caos di Malpensa in una pessima vetrina internazionale.
Secondo l’associazione Aeroporti Lombardi, nelle ore di punta i passeggeri extra Schengen in arrivo avrebbero affrontato attese superiori alle quattro ore, mentre quelli in partenza sarebbero rimasti in fila fino a 75 minuti.
Il nuovo sistema, entrato pienamente a regime dopo la scadenza della deroga del 6 settembre, si è aggiunto alle criticità già denunciate per la carenza di personale ai controlli. Il risultato era quindi tutt’altro che imprevedibile.
Un disastro annunciato
Da mesi aeroporti e compagnie segnalavano il rischio di una paralisi. Chioschi biometrici non sempre funzionanti, procedure ancora lente e organici insufficienti compongono un quadro che difficilmente avrebbe potuto produrre un risultato diverso.
Eppure si è deciso di procedere senza mantenere strumenti adeguati per affrontare i momenti di maggiore affluenza. Così una tecnologia pensata per migliorare la gestione delle frontiere si è trasformata in un percorso a ostacoli per migliaia di viaggiatori.
Anche Ryanair ha chiesto all’Unione europea di ripristinare almeno fino ad aprile 2027 la facoltà per gli Stati membri di sospendere temporaneamente l’EES durante i picchi di traffico. La compagnia riferisce attese di due o tre ore anche negli aeroporti di Cracovia, Lisbona, Milano e Roma.
Il fatto che il problema riguardi mezza Europa non rappresenta un’attenuante. Al contrario, dimostra la dimensione di una gestione fallimentare: un sistema esteso su larga scala prima che strutture, tecnologie e personale fossero realmente pronti.
A Malpensa, intanto, a pagare sono i passeggeri. Persone che hanno acquistato un biglietto, rispettato gli orari e completato il viaggio, ma vengono poi abbandonate per ore in una fila. Una situazione inaccettabile per uno scalo internazionale e umiliante per il Paese che le accoglie.













