La vita allegra del mutandologo Ballinari e la Gioconda in un film

La vita allegra del mutandologo Ballinari e la Gioconda in un film

VARESE (lr) Immagini di santi con l’aureola, mutande e antichi oggetti rurali si susseguono sullo sfondo di vallate e osterie del Varesotto seguendo il filo contorto della «vita allegra di Graziano Ballinari, mutandologo». Questo il sottotitolo del film-documentario prodotto dall’associazione FreeZone «Chi ha rubato la Gioconda?» interamente dedicato alla figura di questo varesino bizzarro che con le sue iniziative ha fatto più volte parlare di sé la penisola intera. Autore del mediometraggio girato in estate e di cui si è appena concluso il montaggio, è il critico cinematografico Maurizio Fantoni Minnella al suo secondo documentario dopo «Caos totale», girato l’anno scorso al Cairo tra i manifestanti della «Gaza freedom march»: «Lì ad essere protagonista era una stessa situazione vissuta da una moltitudine di persone – racconta il regista – mentre stavolta ho deciso di raccontare un solo uomo, con i suoi pensieri, i suoi luoghi, gli oggetti che usa quotidianamente e quelli che adora». E di oggetti, il Ballinari, ne venera davvero tanti. Ad esempio c’è il momento in cui sfoglia il quaderno con lo studio delle vite dei santi e il loro legame con il calendario, oppure quello in cui passa in rassegna la collezione storica di mutandine femminili «come fossero opere d’arte». Una collezione attorno alla quale negli anni ’70 aveva costruito un vero e proprio museo

in Veddasca, con tanto di catalogo e punto ristoro e che gli era valso quel titolo di «mutandologo» che lo portò in tv negli anni ’80 come ospite-opinionista delle trasmissioni di Maurizio Costanzo. «Il documentario non è un’intervista, anzi – spiega il regista – ho lasciato il Ballinari libero di raccontare la sua storia, di esprimere le sue idee e le sue convinzioni, liberamente ispirato ai luoghi che gli sono più cari». La Veddasca, tra Piero, Monteviasco e Garabiolo, il paese natale, e poi ancora in Valganna e la sua osteria «Cose d’altri tempi», a Varese. «Un locale che è esso stesso un museo della cultura materiale cara a Ballinari, pieno com’è di giocattoli antichi, macchine fotografiche d’altri tempi e strumenti contadini», racconta Fantoni Minnella accennando all’ultima iniziativa stravagante che ha portato Ballinari alla ribalta delle cronache nazionali: l’inserzione per la ricerca di una cameriera «bruttina» per il suo ristorante, in polemica con l’usanza di richiedere sempre «la bella presenza». «Ballinari è un personaggio singolare, fuori dal coro, con una grande conoscenza della cultura tradizionale del Varesotto e allo stesso tempo capace di iniziative originali». A dare il titolo al documentario è però un’ossessione del Ballinari: quella per la Gioconda. Secondo lui il quadro del Louvre sarebbe un falso. Il cd è già in vendita all’osteria di Bizzozero.

s.bartolini

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