La provincia di Varese fa acqua da tutte le parti. Va verso il compimento la lunga marcia dell’Ato per rivoluzionare il servizio idrico integrato di tutta la provincia.
Lo scorso 27 giugno un’assemblea dei sindaci a scarsa partecipazione (presenti 73 Comuni su 141) ha dato il via libera alla bozza di statuto della nuova società di gestione del servizio, che si chiamerà Alfa Srl. E qualche giorno fa il presidente del consiglio regionale
ha riportato i riflettori sul tema della gestione delle acque.
«Devono essere affrontate varie criticità – ha rimarcato il leader formigoniano del Pdl a Varese – Diminuire un consumo pro capite record di 300 litri al giorno, migliorare l’indice di depurazione, recuperare le acque reflue e intervenire su alcune specifiche situazioni, come le condizioni del fiume Olona».
Nel frattempo però, tanto per avere una conferma di quanto il tema sia strategico per le forze politiche varesine, il rinnovo dei CdA con la nomina degli amministratori unici delle cinque società di depurazione provinciali, che tra appena sei mesi confluiranno nell’Ato, è stata l’occasione per una bella spartizione in pieno stile Cencelli: due poltrone alla Lega Nord ( al Lago di Varese e all’Olona) e tre al Pdl ( al Verbano, all’Arno e al Bozzente).
Eppure di Ato si discute e si delibera ormai da anni: il piano di risanamento del sistema idrico integrato delineato dall’ex presidente , esperto della materia, risale al 2007 e prevedeva 460 milioni di investimenti, spalmati su un rincaro delle tariffe idriche che sono al palo ormai da anni.
Problemi cronici
Il tutto con l’obiettivo dichiarato di risolvere definitivamente i cronici problemi di carenza d’acqua nella zona centro-nord della provincia.
Parliamo della gestione di 4.800 chilometri di acquedotti, che fanno fronte ad un consumo medio di 89 metri cubi all’anno di acqua per abitante (all’incirca 250 litri al giorno per persona), oltre a 3.342 chilometri di fognature e 75 impianti di depurazione.
Il problema cronico è quello della vetustà delle reti idriche, ammessa dalla maggior parte dei Comuni del Varesotto, soprattutto quelli piccoli, nella ricognizione allegata al piano d’ambito. Tubazioni vecchie che perdono molto e che per anni non sono state sostituite per carenza di fondi.
Altro dato che salta all’occhio è l’ampia forbice che caratterizza i ricavi complessivi dalle tariffe idriche imposte ai cittadini: la bustese Agesp ottiene 48 euro per abitante, la varesina Aspem si ferma a 37 euro, la gallaratese Amsc arriva a superare i 59 euro.
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