«Se c’è un posto al mondo dove vorrei essere, quello è Varese». C’è sempre grande affetto per la città e per la squadra che tanto gli hanno dato, a cominciare dal mitico scudetto della stella, nelle parole di Gek Galanda, grande ex acclamato dal pubblico del PalaWhirlpool nella serata del suo ritorno, da avversario, con la maglia di Pistoia.
«Qui si respira sempre un’atmosfera speciale, Varese vuol dire e sempre vorrà dire grande pallacanestro».
Un passato che Galanda mai dimenticherà e che è bello rivivere ogni volta, «soprattutto ora che, avvicinandomi alla fine della mia carriera, posso guardare indietro e ripensare a queste gioie», osserva il trentanovenne ex varesino, che per tutta la serata di ieri ha ricevuto ovazioni e applausi. «A un certo punto mi è quasi scesa la lacrimuccia, mi sembrava quasi il caso di dire basta».
Galanda si fa però più serio e dispiaciuto quando affronta i temi della partita.
«Abbiamo disputato un buonissimo primo tempo e poi ci siamo fermati lì – esordisce – il nostro solito mal di trasferta è emerso in questa occasione in tutta la sua evidenza, perché la Cimberio, a partire dal terzo quarto, ha compiuto un vero e proprio exploit in attacco di fronte al quale noi siamo stati invece passivi, subendo un break impressionante che ci ha condannato».
Osserva ancora Galanda: «Avevamo un margine da gestire e non lo abbiamo saputo fare».
Un giudizio sul match che non cambia però le sue impressioni sull’esperienza a Pistoia. «È una città che vive il basket con grande passione, la società ha saputo scommettere sulle persone giuste e in questo modo la squadra è cresciuta di anno in anno» ha concluso un comunque sorridente Giacomo Galanda.
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