Vi ricordate con quali parole Beppe Sannino aveva dato l’assalto alla serie B nella finale di ritorno con la Cremonese del 13 giugno 2010 e cioè in una gara attesa da un quarto di secolo da tutta Varese? L’allenatore aveva letto ai suoi minatori biancorossi un foglietto su cui era scritto così: «Non pensate. Ricordate. Fantasticate. Visualizzate ogni singola giocata. Ogni voce che urla il vostro nome. Ogni sorriso che comparirà sul volto dei bimbi. Noi non andremo alla deriva perché siamo uomini e loro semplici calciatori».
In quella indimenticabile giornata, sugli spalti del Franco Ossola c’era anche Moreno Bertoli, un tecnico del vivaio specialista nell’indicare ai suoi ragazzini la strada giusta: quella che fa diventare uomini ancor prima che calciatori.
L’allenatore dei Giovanissimi B del Varese ha servito una splendida lezione di vita domenica scorsa, durante la gara dei suoi biancorossi impegnati sul campo di Bizzarone contro i pari età della Feralpi Salò. «In campo c’era Alessandro Galparoli – spiega Moreno – un arbitro di 18 anni alla sua prima partita e che conoscevo molto bene per aver allenato da bambino proprio nella nostra scuola calcio. A un certo punto ha fischiato un rigore in nostro favore e qualcuno, in tribuna, ha fatto la voce grossa, contestando con veemenza».
Bertoli ha saputo subito che cosa chiedere ai suoi: «Non volevo che l’arbitro si demoralizzasse per gli insulti pesanti che incominciavano a piovere già alla prima partita. Sarebbe potuto andare in tilt e sbagliare altre decisioni. Per questo ho detto ai miei di tirare fuori. Con questa scelta, forse, abbiamo aiutato il giovane esordiente che, alla fine, è stato autore di una prestazione da ricordare. Una buona prova come, del resto, è stata quella dei miei ragazzi, che hanno battuto 3-0 la Feralpi».
Mister, l’ho delusa?
La lezione di Bertoli, però, non sì è fermata qui. «In squadra ho un ragazzo di talento che di solito batte i calci d’angolo. Contro la Feralpi ne ha sbagliati alcuni e quando un suo compagno ne ha calciato uno al suo posto si è avvilito e mi ha detto: “Ecco, mister, l’ho delusa”. Nulla di più falso e l’ho spiegato al mio giocatore facendogli osservare che avevo ordinato il tiro al compagno solo perché si trovava già vicino alla bandierina. I ragazzini di 13 anni si stanno formando il carattere e non devono avere questi problemi di autostima».
Moreno, proprietario del Bar Cavallotti, storico locale del centro, ama confrontarsi con i colleghi ed è amicissimo di Stefano Bettinelli, di cui è fan essendo iscritto all’omonimo gruppo che si trova su Facebook: «In questi giorni – confessa – ho chiesto al Betti di passarmi gli appunti sul possesso palla, che farò vedere ai miei ragazzi».
Ma oltre ai fondamentali, l’insegnamento più importante riguarda i valori per la crescita individuale e collettiva. Nelle squadre del vivaio è fondamentale quello che Bettinelli ha definito “Conto emozionale”, spiegandolo cosi: «È una banca di emozioni che ognuno di noi ha in un posto nel proprio animo e dove di volta in volta deposita e preleva quelle emozioni che l’altro, nel quotidiano, gli trasmette rendendo ogni rapporto unico».
Questo è il segreto che ha reso unico il gruppo di Beppe Sannino, citato all’inizio, e la cui magia anche Bertoli tenta di captare per forgiare lo spogliatoio dei Giovanissimi B del Varese. All’interno del gruppo servono regole, come quelle che Bettinelli aveva stampato nel cuore dei giocatori della sua Primavera: «Non rispettare l’operato dell’arbitro per qualcuno è sintomo di personalità e si dice: “Se i ragazzi protestano è perché ci tengono”. Ma invece è solo segno di arroganza, debolezza, maleducazione ed è inaccettabile».
Parola di Bettinelli e lezione di Bertoli. Per essere uomini prima che calciatori.
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