«Il Pride è un’occasione di crescita culturale. E anche di ritorno economico. Le città, soprattutto in Europa, che l’hanno capito, partecipano attivamente a queste manifestazioni». Le parole sono di , segretario nazionale dell’Arcigay, che ieri mattina ha tenuto “a battesimo” l’apertura della nuova sede del Circolo Arcigay di Varese, che si trova in via Del Cairo 34, nella sede di Un’Altra Storia, e sarà aperta ogni martedì dalle 20.30 alle 22.30. Un ritorno nella Città Giardino dopo 15 anni di assenza, quello dell’associazione che tutela e assiste, in caso di bisogno, le persone di diverso orientamento sessuale. «Il nostro è un lavoro di supporto alla comunità gay locale – spiega il referente varesino – unito a un lavoro di monitoraggio a livello politico, di pressione verso le istituzioni per la difesa e il riconoscimento dei diritti gay. E ovviamente di contrasto alla diffusione della fantomatica ideologia gender, che purtroppo viene spesso utilizzata a livello politico». Presenti alla conferenza stampa anche, (ex presidente Arcigay Varese negli anni ’90) e del direttivo Arcigay Varese. La grande novità è la legge per il riconoscimento delle Unioni civili. Un importante passo in avanti, che però non ha eliminato ancora tutti gli ostacoli. Anzi. A parlarne è il presidente nazionale Piazzoni, che sottolinea: «La mancanza di una legge che preveda il reato di omofobia è una grossa lacuna nel nostro sistema giuridico. Soprattutto adesso che, con il riconoscimento delle Unione civili, c’è il rischio di un aumento dei casi di discriminazione omofoba». Piazzioni porta infatti l’esempio della Spagna e della Francia, dove all’indomani dell’approvazione delle leggi sulle unioni gay, si è
registrato un incremento dei casi di omofobia, proprio perché «con il riconoscimento ufficiale delle coppie gay, queste vivono alla luce del sole, e gli episodi di intollerenza possono aumentare. In Spagna nel periodo immediatamente successivo sono sestuplicati, in Francia un po’ meno, ma hanno comunque visto un incremento». In Italia c’è poi il problema della cosiddetta “obiezione di coscienza” annunciata da circa duecento sindaci della Lega Nord, che hanno “promesso” che non celebreranno le unioni civili. «Verrebbero meno al loro dovere di ufficio – dice il segretario nazionale – motivo per cui il Prefetto potrebbe commissariarli. Se si verificasse un caso di questo tipo, saremo i primi a chiedere l’intervento del Prefetto». La strada per l’uguaglianza, insomma, è ancora lunga, ma il percorso è ben avviato. Anche a Varese, che sarà il terzo capoluogo, dopo Milano e Pavia, ad ospitare un Pride, che si svolgerà sabato 18 giugno. Sono previste un migliaio di persone. Sul mancato patrocinio del Comune (la Provincia e altri enti, compreso il Consolato degli Stati Uniti, hanno dato il loro riconoscimento, ndr) Piazzoni commenta: «Un’occasione persa. Ovunque i comuni collaborano, capiscono che sono manifestazioni che hanno un ritorno, addirittura a Rimini e Gallipoli le associazioni finanziano i Pride. E il sostegno non viene solo da una parte politica. Il consiglio regionale della Lombardia patrocina il Milano Pride». Boschini ha poi raccontato come le diverse forze politiche li abbiano contattati, promettendo sostegno per le loro iniziative, compresa una sezione Lgbt sul sito del Comune. Non solo dal centrosinistra, ma anche dal centrodestra, dove il partito maggiormente aperto alle tematiche dei diritti gay è Forza Italia.













