Chi è l’artigiano oggi? Non è una domanda retorica, una di quelle che aprono i talk show serali: siamo di fronte a una rivoluzione artigiana, anzi, come l’ha definita Confartigianato Imprese Varese una R-Evoluzione, spingendo lo sguardo avanti nel preparare i festeggiamenti per i suoi primi 70 anni di vita. «Guardare alla storia con consapevolezza è fonte di un insegnamento fondamentale: l’artigiano è resistente, o forse meglio ancora, è resiliente – sottolinea , presidente della Fondazione Giannino Bassetti che parteciperà all’evento del settantesimo – anche alle trasformazioni più profonde».
Pensiamo già solo agli strumenti e ai modi di produzione: «Il telaio a mano significava casa e famiglia, il coinvolgimento di un intero nucleo familiare con l’impresa; portato in fabbrica, lo stesso telaio non ha più come contesto la famiglia ma la Spa». «Eppure, mentre ciò avviene, il “saper fare artigiano” non scompare. Continua a condizionare non solo i modi di produrre, ma anche quelli di tramandare il sapere: apprendere in bottega era diverso che apprendere in seminario o all’università borghese, o alla Corte». L’artigianato è un tema di enorme attualità, aggiunge , presidente di Kanso, società di consulenza specializzata in innovazione e change management «è lui a spiegare come innovazione, tecnologia, giovani e territorio sono gli ingredienti essenziali per una vera R-Evoluzione artigiana». Ed oggi, con una dimensione di riferimento nazionale ancora in crisi, aggiunge Bassetti «l’artigiano è il soggetto protagonista della produzione italiana, capace di parlare a 250 milioni di persone. Perché, se certamente la bellezza non è una “proprietà” italiana, all’artigianato, alla sua capacità di personalizzare la maestria, si associano universalmente i mondi della moda e del design».
Tutto questo, continua Bassetti, è l’essenza stessa dell’artigiano: «Il genio italico, la passione per il proprio lavoro, la voglia di fare qualcosa di bello e unico, i valori di eticità e semplicità». «Essere artigiano è un modo di interpretare la vita» aggiunge Granelli, «il lavoro artigiano è il piacere di fare qualcosa di unico e che piace al proprio cliente, che alla fine si guarda in faccia. Un piacere del tutto umano». E la vita di oggi non può essere interpretata senza le nuove regole, dettate da una tecnologia sovrana che ha
invaso ogni aspetto della vita, personale e professionale. «Il digitale sta cambiando il mondo. Sta cambiando il modo di vivere e cambierà anche il modo di lavorare delle imprese. Per quanto riguarda il mondo artigiano non possiamo ridurre tutta la sfida del digitale al fenomeno delle stampanti 3D o dei cosiddetti makers». «Per l’industria, il digitale è automazione. Il sogno dell’imprenditore industriale è avere robot al posto di dipendenti in carne e ossa, il sogno dell’artigiano è invece quello di avere la tecnologia per migliorare il proprio prodotto, per fare ancora meglio».
Ma la sfida non è solo quella digitale: come ricorda Granelli «l’innovazione è certamente un aspetto essenziale, ci sono aziende che fanno prodotti straordinari e l’Italia rimane un Paese dalla forte creatività, ma oggi la sfida è strutturare l’impresa. Serve che il mondo artigiano si strutturi in modo più profondo e che impari l’arte dell’imprenditorialità, cioè organizzare le risorse e saper lavorare in rete. Non solo quindi rispondere a un bisogno immediato: arriva un cliente mi chiede una cosa e io gliela faccio». «E il nostro territorio é un bellissimo concentrato di tutto questo» aggiunge Bassetti, ricordando che «qui a Varese c’è un esempio di questo legame tra nuovi luoghi del produrre e nuovi luoghi dell’apprendere: il FaberLab Varese, un esperimento riuscito di R-Evoluzione Artigiana».