Un presepe varesino per Papa Francesco: è quello di Franco Mancuso, membro del Circolo degli Artisti di Varese, che glielo porterà di persona il 9 dicembre, consegnandolo durante una delle consuete udienze del mercoledì.Diciassette pezzi in terracotta policroma, nati dalle mani di Mancuso e usciti dalle Fornaci di Cunardo dei fratelli Robustelli, un punto di riferimento per gli artisti che vogliono lavorare con questo materiale particolarmente espressivo. «Al Papa il mio lavoro è piaciuto – dice Mancuso ancora incredulo – perché racconta la realtà di oggi. Parlo dei migranti, un argomento che il pontefice ha a cuore». L’opera è stata presentata ieri nell’aula magna dell’Insubria, in via Ravasi, durante un’anteprima riservata all’Uni3, che dedicava la lezione all’arte portata avanti dalle donne. Ma il protagonista è stato il presepe di Mancuso, che lo ha diviso in tre scene: Annunciazione, Natività e Fuga in Egitto. Le statuine hanno le dimensioni dei classici presepi napoletani, ma
non sono realizzate con lo stesso realismo. Sembrano fatte di nebbia, le forme umane si indovinano, e insieme non lasciano spazio a dubbi: Gesù Bambino, la Madonna e San Giuseppe sono circondati da un’umanità disperata e in viaggio verso un posto in cui vivere. «Ho rappresentato la realtà – spiega Mancuso – l’Annunciazione, ad esempio, non è avvenuta sotto le cupole dorate dipinte dai grandi artisti del passato. Maria ha appreso di essere la madre di Dio in mezzo alla povera gente, ai disperati». Non solo: nella Fuga in Egitto Mancuso ha inserito una carretta del mare. «Una barca piena di migranti, e anche una famiglia distrutta dal dolore, con la madre che sorregge in grembo uno dei suoi figli, morto nel viaggio». È proprio questo ad aver convinto prima il Prefetto della Casa Pontificia e poi lo stesso Pontefice, spiega Mancuso: l’aver rappresentato la Sacra Famiglia per quello che è stata davvero.













