VARESE Tre lauree pagate con denaro della Lega, i soldi per il diploma di Renzo Bossi, 670 mila euro per il 2011 senza giustificativi. Ma anche le auto affittate per Riccardo Bossi, tra cui una Porsche, i costi dei decreti ingiuntivi per pagamenti dello stesso Riccardo Bossi e le spese per il suo avvocato. Infine una casa in affitto a Brescia, soldi per la scuola bosina, altre somme prese da Roberto Calderoli e chi più ne ha più ne metta. Francesco Belsito, ormai ex tesoriere della Lega Nord Padania, e Nadia Dagrada, responsabile amministrativo contabile federale del movimento, ne parlano con insistenza nelle intercettazioni agli atti dell’inchiesta condotta dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Roma, riferendosi soprattutto alle spese per la famiglia di Umberto Bossi. Lo scopo delle conversazioni è sempre quello: cercare di giustificare le spese, di cui, dopo il caso Tanzania, veniva chiesto conto ai responsabili della cassa del Carroccio. Dialoghi che, al di là dell’esito della vicenda giudiziaria, forniscono un quadro abbastanza sconfortante di come venivano tenuti i conti. Belsito: «Qui viene fuori un terremoto»Dagrada: «Appunto, quello è il punto»Belsito: «Soldi della campagna elettorale del fanciullo e del trota»Dagrada: «Ma c’hai le carte di quello che hai pagato?»Belsito: «E no, perché gli davo a lui, alla Rizzi e a lei…portavo cash»Dagrada: «Francesco, è quello che ti ho sempre detto, non avere niente questi dimostrano che tu hai rubato, punto!… ci vuole lo scritto, tu devi far conto di tutto quello che c’è, che manca all’appello…cioè se anche tu hai speso 300 euro per fare la spesa a lei, devi avere lo scontrino»Belsito: «E ma di tutto non posso averlo»Dagrada: «Ho capito, ma sono 600 mila euro di quest’anno, sono una marea dell’anno scorso..eh, ci sarà qualche cosa!».Il fatto che la gestione finanziaria non fosse proprio ineccepibile viene ribadito anche in altre conversazioni. Belsito spiega: «E chi sono i revisori, che non abbiam mai visto manco noi?». La Dagrada ribatte: «Io gli preparo tutto, glielo mando e loro firmano».
Uno tra i tanti spunti sui quali l’indagine dovrà svilupparsi. Di spese di cui rendere conto ce n’è a iosa. E gli inquirenti al lavoro per la Procura di Napoli nelle intercettazioni trovano riferimenti a diversi altri pagamenti a favore di Bossi e dei suoi familiari: oltre a quelli già citati si parla della ristrutturazione della casa di Gemonio, di cellulari, schede telefoniche, del dentista da cui è andato uno dei figli. La preoccupazione del duo Belsito- Dagrada è soprattutto quella che il capo, il Senatur, capisca che di queste spese non si deve sapere niente. Dice la Degrada: «Francesco, lui non ha paura, deve avere paura, gli devi dire che con quello girato ci si compra più di metà di via Bellerio. Se i militanti lo venissero a sapere, lui deve capire il rischio che c’è lui non capisce il rischio». E ancora: «Gli devi dire, noi manteniamo tuo figlio Riccardo, tuo figlio Renzo, tuo figlio, tu gli devi dire guarda che tu non versi i soldi, tuo figlio nemmeno, ed è da quanto sei stato male». L’opera di convincimento, secondo i consigli di Nadia Dagrada, deve essere messa in atto, soprattutto quando Belsito è incalzato con richieste di chiarimento da Roberto Castelli, anche su un altro fronte: «Devi andare a fare terrorismo sulle due (Manuela Marrone, moglie di Bossi e Rosi Mauro, fedelissima del senatur, nda) …. parla con le due signore e gli dice guarda io, mi son già raccomandato col capo, però ho preferito non dare dati precisi a lui (Bossi) però ricordatevi di quello che si parla perchè se questi vanno a vedere i conti …. ricordatevi che nel vostro gioco ci sono 500 mila euro da giustificare e senza contare il passato, perché una volta che scoperchiamo la cosa vanno a vedere tutto».D’altra parte nelle carte si parla anche del “nero” che Bossi dava tempo fa al partito. Secondo gli inquirenti il denaro contante potrebbe provenire anche da tangenti, corruzione o comunque da soldi di provenienza illecita.
s.bartolini
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