Tutte le cose che Varese voleva sentirsi dire, tranne una (perché non poteva ancora dirla, supponiamo), Nicola Laurenza le ha dette. Perché i problemi di questo club sono stati le cose non dette, l’opacità, il mistero, la doppia faccia. Il senso del mistero è stato spazzato via dalla realtà dei fatti. Da un velo squarciato sulla speranza d’una nuova era fatta di verità, limpidezza e onestà anche se è dura, sofferta, magari sanguinosa come il -3 in classifica o la voragine debitoria. Ma a Varese, e al Varese, non fa paura rialzare la testa dal fango, o dal fondo dell’oceano: se sai dove sei, puoi solo uscirne.
Il rapporto con la città e quello nelle relazioni con le persone, incrinato se non sfregiato, ricomincia oggi, forse domani. Da parole così: «Non c’è stato un progetto se non quello di Luca Sogliano. L’errore è stato vivere di rendita. I Sogliano vogliono bene al Varese più di tutti. Porte aperte. Sette milioni e mezzo di debiti (su nove e passa) ci sono perché non pagavamo i contributi ai dipendenti. Io voglio portarli a zero. L’Enpals la rateizziamo, dall’Irpef rientriamo con i soldi che arrivano da Pavoletti e Lazaar, la fidejussione per l’iscrizione arriva da titoli personali grazie anche ad Abodi». Avanti così, di verità in verità. La casa delle streghe sarà casa degli specchi. La verità, nient’altro che la verità. Gli errori sono stati fatti. Il presidente voleva abbassare di un milione il monte ingaggi: è stato fatto di tutto per disattendere e far esplodere i conti. E via così.
Con quali soldi si farà il mercato a questo punto è l’ultimo dei problemi: svincolati e giovani sono da Varese più dei grandi nomi, se sai pescarli. Il problema è: pagare i piccoli steward che aspettano i loro 30 euro di passione a partita, dare un segnale a tutte le persone come loro, circondarsi solo da uomini veri (tenendo quelli che ci sono, da Marco Bof a Stefano Ferrè, citiamo solo i più piccolini perché sopra ci basta Giuseppe D’Aniello). Prima i piccoli, poi i grandi: questo è il Varese.
Le banche oggi apriranno i cordoni perché Laurenza ci va con gli argomenti giusti (pulizia, onestà, aria nuova) e con le persone giuste.
La cosa non detta è che la ramazza serve ancora, la pulizia va finita. A casa chi in sede ha gestito spese e conti biancorossi per anni. E chi aveva giurato fedeltà a Montemurro («Via lui, via io che sono il suo braccio destro»). La finestra è aperta, entra aria nuova: bravo, presidente. Puoi solo spalancarla.
Andrea Confalonieri
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