Busto Arsizio Estraneo ai fatti. Questo il colpo di scena che ha riservato ieri la prima udienza ieri per il processo a carico di Ignazio D’Albano, 50 anni di Busto Arsizio, titolare del «Lory’s bar» di piazza Carlo Noè a Sacconago, accusato di aver dato alle fiamme la Bmw del sindaco Gigi Farioli intorno alle 10 di domenica 20 ottobre.
L’uomo, arrestato il 23 ottobre dagli agenti della squadra investigativa del commissariato di polizia di Busto su ordinanza richiesta dal pm Luca Gaglio, aveva confessato davanti al gip Maria Greca Zoncu in sede di udienza di garanzia: all’epoca, l’uomo, ha negato però di avercela con il sindaco. Molto semplicemente, stando alla deposizione resa subito dopo l’arresto, D’Albano aveva dato fuoco alla prima auto posteggiata davanti all’ingresso di un bar (vero obiettivo del rogo) che a detta sua non rendeva. Poi, però, la versione è cambiata: «Il mio assistito è estraneo ai fatti – ha detto ieri davanti al giudice monocratico Luisa Bovitutti Edoardo Polerà, legale di D’Albano – E abbiamo scelto il giudizio immediato per poter dimostrare pienamente questa assoluta innocenza». Perché allora D’Albano confessò? «Va detto – ha spiegato Polerà – che il mio assistito soffre di una grave patologia. Nei giorni immediatamente successivi all’arresto i farmaci che, necessariamente doveva assumere ogni giorno, gli erano stati preclusi per un breve periodo. D’Albano è quindi arrivato in stato confusionale ed alterato davanti al gip proprio a causa della mancanza di questi medicinali. La moglie mi ha detto di averlo visto strano e la sua confusione, che poi mi disse tradursi persino in visioni, allucinazioni e voci immaginarie, era palese. All’epoca si addossò in questo stato responsabilità non sue convinto di poter così tornare a breve in libertà».
Così non è stato: D’Albano è stato rilasciato con obbligo di firma dopo tre mesi di carcere. I farmaci, in ogni caso, gli erano stati immediatamente restituiti nel giro di pochi giorni. Ad incastrare l’uomo, per l’accusa, ci sono anche i filmati della telecamera appesa proprio davanti alla Bmw di Farioli. Ma «non provano nulla quei fotogrammi – dice Polerà – Il mio cliente è inquadrato ma è ovvio visto che ha un bar in zona. Con lui sono inquadrati anche altri soggetti, tra
cui alcuni extracomunitari (pachistani già sentiti come testimoni e considerati dagli inquirenti estranei ai fatti). Non c’è l’immagine del mio assistito che incendia l’auto del sindaco».Si preannuncia una dura battaglia, in ogni caso, con l’accusa che conta anche sulle intercettazioni telefoniche. Sulla cui ammissibilità, come su quella dei filmati, Polerà si è opposto e il giudice si è riservato. «In ogni caso – spiega il difensore – il mio assistito non aveva nulla contro il sindaco». Si torna in aula il 29 giugno.Simona Carnaghi
f.artina
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