Lavoro, l’alt degli artigiani varesini «Questa riforma non risolve i guai»

VARESE Gli artigiani varesini non promuovono la Fornero. Tante le perplessità emerse, ieri alle Ville Ponti, dal convegno organizzato da Confartigianato Imprese Varese sul tema “La nuova riforma del lavoro: un’opportunità per le piccole imprese?”. Anche col contributo di Oscar Giannino, volto noto al grande pubblico televisivo, toccate molte delle criticità del riforma viste con gli occhi delle microaziende: dalla trattativa interrotta con le parti sociali alla flessibilità lavorativa, fino all’attenzione ai giovani, la fascia con maggiore difficoltà.

«Come Cigl il giudizio sulla riforma è articolato – ha detto Fulvia Colombini, responsabile del mercato del lavoro della Cgil lombarda – C’è ancora molto da fare, si tratta di un incompiuto. Il rammarico forte è quello di non aver concluso un accordo al tavolo della trattativa».

L’apprendistato è considerato ancora un accesso privilegiato nel modo del lavoro per giovani e piccole imprese: «Si è discussa la riduzione delle tipologie contrattuali, per favorire l’ingresso nel mondo del lavoro, ma sono rimaste inalterate». Per le sospensioni dal lavoro «è ancora tutto da costruire, ma non si sa bene con quali soldi. Vedremo cosa accadrà con l’iter parlamentare».

«Alla luce delle criticità della riforma – sostiene Giorgio Merletti, presidente di Confartigianato Varese – è difficile vedere le opportunità per le piccole imprese. Ci vuole un patto tra le parti sociali. E sapere che bisogna puntare sul miglioramento della formazione, sugli investimenti e sull’apprendistato. Appesantirne i costi è un errore».

Proprio gli oneri statali risultano un freno per la crescita: «In Italia abbonda la microimpresa: sono il 90% le aziende sotto i dieci dipendenti. Le grandi imprese sono poche, a causa dell’enormità del costo lavoro».

Sulle partite Iva, Merletti avverte: «L’abuso non deve giustificare l’uso. Va benissimo fare la guerra a quelle fasulle, ma non deve diventare una minaccia per chi lavora correttamente. Il rischio è di aumentare il lavoro nero».

Secondo Michele Tiraboschi, docente di diritto del lavoro all’Università di Modena e Reggio Emilia, «il problema di questa riforma, per le piccole imprese, è che non hanno alcuno scambio». Il punto riguarda l’articolo 18, perché sotto ai 15 dipendenti non si applica lo statuto dei lavoratori. «Lo scambio doveva avvenire su temi quali la flessibilità in uscita e i buoni ammortizzatori per chi perde il lavoro: la facilità di licenziamento può andar bene a Confindustria. L’apprendistato, invece, è un punto importante per piccole imprese, artigianato, commercio e turismo».

Serve dunque un contratto in grado di avvicinare domanda e offerta. «L’impresa vuole qualcuno che sappia lavorare e partecipi al processo produttivo. Un giovane entra in azienda, dove un “maestro” gli insegna, e intanto l’impresa cresce. Il vero problema è che il 25 aprile scadono i termini per la normativa sull’apprendistato. Questo significa che, tranne per pochi settori, non si potrà più assumere con questo contratto, perché scadono i sei mesi previsti per rendere operativa la norma con una legge regionale che esiste solo nel Lazio».

Laura Botter

s.affolti

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