Lazio; Prosciuga conti del suo ex fidanzato, a giudizio

Lazio; Prosciuga conti del suo ex fidanzato, a giudizio


Roma, 27 gen. (Apcom)
– Lui la lascia e lei si vendica facendo
acquisti a destra servendosi dei documenti e delle generalità del
suo ex fidanzato. Di questo dovrà rispondere Cinzia Caponi, 43
anni, che è stata raggiunta da una citazione diretta a giudizio
della Procura di Roma per le ipotesi di reato di truffa e falso.
In particolare, secondo l’accusa, la donna avrebbe acquistato una
Mercedes Classe A, una Smart, mobili ed arredi per una cucina
nuova, gioielli e preziosi, telefoni cellulari e materassi
ortopedici. Il valore complessivo dei diversi prelievi ammonta ad
oltre 50mila euro.

L’inizio della storia risale al settembre del 2003 quando un
noto imprenditore edile, che per due anni ha convissuto con
l’indagata, si accorge di numerosi ammanchi sul suo conto
corrente bancario. L’uomo, assistito dall’avvocato Gianluca
Arrighi, si reca allora dal proprio direttore di banca e scopre
che gli addebiti corrispondono a numerosi acquisti rateizzati.
L’imprenditore cade dalle nuvole. Non sa nulla di quegli acquisti
e di tutti quei debiti contratti con le finanziarie. Allarmato
decide quindi di sporgere denuncia alla Procura della Repubblica.

Le indagini hanno un esito sconcertante. Tutti gli acquisti e i relativi contratti di finanziamento sarebbero stati effettuati proprio da Cinzia Caponi, ex fiamma del manager. Nel capo d’accusa si legge che l’accusa di falso, contestata “in concorso con altra persona di sesso maschile rimasta non identificata”, perché “con più atti esecutivi del medesimo disegno criminoso, al fine di procurarsi un

ingiusto vantaggio e di recare un danno alla persona offesa, in occasione di una pluralità di acquisti di beni di vario genere effettuati presso diversi esercizi commerciali, pattuendo in tutte le circostanze il pagamento dei corrispettivi a mezzo finanziamento, apponeva le sottoscrizioni apocrife dell’imprenditore in calce alle richieste di finanziamento formalizzate in nome, all’insaputa e a carico del predetto imprenditore al momento dell’acquisto”.

L’accusa di “sostituzione di persona” è dovuta al fatto che la
Caponi “attribuiva falsamente al complice rimasto ignoto le
generalità dell’imprenditore, così inducendo in errore i
rivenditori dei beni e i responsabili delle società di
finanziamento interessate”. L’avvocato Arrighi, difensore del
manager, ha dichiarato: “I fatti risalgono alla fine del 2002 e
purtroppo sono ormai destinati all’inevitabile prescrizione.
Riscontro con rammarico come la patologica lentezza della nostra
giustizia abbia mietuto la sua ennesima vittima”.

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