Le canzoni della crisi, l’America canta la recessione

New York, 8 feb. (Apcom) – Se è vero che non tutti i mali vengono per nuocere, anche l’economia al collasso sembrerebbe aver prodotto almeno un risvolto positivo: una nuova fonte di ispirazione artistica. E sulle orme della leggenda del folk Woody Guthrie, che negli anni Trenta fu il cantore della Grande Depressione, numerosi artisti e cittadini comuni hanno pensato di tramutare lo spettro della crisi economica in musica. C’è chi, come Michael Adams, il redattore di un sito nutrizionista, ha scritto una canzone hip-hop intitolata “I want my bailout money”, ovvero “Voglio i miei soldi del salvataggio”, con riferimento ai fondi federali devoluti dal governo americano alle società sull’orlo del fallimento. Da quando Adams ha messa la sua musica su YouTube, nel gennaio

scorso, hanno ascoltato il motivo oltre 85 mila persone. Altri artisti figli della crisi offrono parodie di successi celebri, come il cantante Roy Zimmerman, le cui recenti composizioni comprendono “Buddy, can you spare a trillion dollars?” (letteralmente “Amico, puoi dividere con me mille miliardi di dollari?”), parafrasi del ritornello del 1932 di E.Y. Harburg “Brother, can you spare a dime?” (Fratello, puoi dividere dieci centesimi con me?) che divenne l’inno ufficioso della crisi degli anni Trenta. Le canzoni sulla recessione non ebbero per la verità all’epoca molto successo e acquistarono popolarità solo più tardi, negli anni Quaranta. “Se non hai un lavoro, non vuoi che ti venga ricordato che non hai un lavoro”, ha affermato William Young, l’autore di un libro sulla musica nell’era della Grande Depressione.

La crisi attuale ha invece prodotto almeno un campione di
incassi. “The Recession”, il disco del rapper di Atlanta Young
Jeezy, ha raggiunto a settembre il numero uno nella classifica
della rivista musicale “Billboard”, ma, nonostante il titolo, le
canzoni hanno poco a che fare con l’economia.

Tra i musicisti celebri, il chitarrista Neil Young ha
recentemente diffuso un video online con una canzone sull’avidità
dei banchieri intitolata “Fork in the road”, ovvero “Una bivio
sulla strada” che lancia un’accusa a Wall Street: “C’è un aiuto
in arrivo, ma non è per te, è per quei viscidi che nascondono ciò
che fanno”.

Un chitarrista newyorkese ha perfino scritto una canzone su
Bernard Madoff, l’autore della più estesa frode finanziaria di
tutti i tempi, che recita: “Babbo Natale, aiutami se puoi, non ho
più niente nel mio portafoglio, il caro vecchio Bernie si è
intascato tutti i miei soldi”.

Cep

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