Le farfalle abbattutedalle invincibili colibrì

PESARO Mamma santa, impressionante: contro la Scavolini non si gioca. Punto e a capo, senza possibilità di appello. Oddio, 43 vittorie nelle ultime 45 partite e, con questa, 34 consecutive, potevano rendere l’idea, ma vederselo sbattere in faccia con tale brutalità fa decisamente un certo effetto. Per perdere scudetto, Champions League e Coppa Italia, le esagerate colibrì si dovranno realmente impegnare. La squadra di Zé Roberto ha tutto e, ancora più importante, è sorretta da una convinzione totale: vincere insegna a vincere, poche storie. Quando vuole metterti nel tritacarne lo fa e tu, in un amen, non ti rendi neppure conto di cosa ti sia passato

sopra la testa. Magari, come successo alla Yama, eri su anche con merito, ti volti e, due attimi dopo, sei nel burrone. «Non si passa… alé», questo cantano a squarciagola gli appassionati: viene da chiedersi chi sarà mai in grado di farlo. Ora il campionato si ferma per lasciare spazio alle finali a otto di Coppa Italia: venerdì a Eboli (18.30 SkySport2) le farfalle se la vedranno con Jesi nel loro quarto di finale. In classifica, in attesa di Jesi – Perugia di stasera, da segnalare l’aggancio di Conegliano al quinto posto, la soglia minima per qualificarsi alle coppe europee, l’obiettivo posto a inizio stagione.

Due parziali sono sufficienti a chiarire la faccenda. Primo set: dal 6-10 Busto Pesaro piazza un 8-2, va al secondo time-out tecnico sul 16-12 per chiudere 25-17. Secondo set: la Yama guidava 19-13 e la Scavo ha messo un 12-1 con una tale facilità da lasciare basiti. Proprio in questo, la leggerezza ed efficacia con cui le colibrì musicano pallavolo, abita il più grosso dubbio: dove iniziano i demeriti di Busto, incapace di portare a termine un secondo parziale dai presupposti interessantissimi, e da dove bisogna invece lasciare spazio alla superiorità netta Scavolini? La risposta assoluta probabilmente non esiste, o sta a metà strada. La verità, invece, descrive Costagrande (devastante il primo set), Jacqueline e Skowronska come attaccanti in grado di fare tutto: prima linea, seconda, mani fuori, diagonale, parallele e chi più ne ha ne aggiunga. Racconta di Wijnhoven ineffabile, di Guiggi e Fürst impeccabili in fase offensiva, a muro e nell’intesa con Ferretti, palleggiatrice sui cui turni di battuta, fra l’altro, Busto è affondata. Aggiungendo in panca un bicampione olimpico come Zé Roberto il gioco è fatto.

Non era certo la trasferta di Pesaro la gara da cui aspettarsi grasso nutrimento per la classifica, ma se la Yamamay avesse fatto il suo dovere con Pavia e Chieri, partite da cui ha portato a casa 3 punti sui 6 disponibili, ora sarebbe lecito fregarsene dei terremoti marchigiani. E invece no, mannaggia, perché il tarlo non può non sopravvivere, così come una graduatoria non pari alle potenzialità della squadra.
Samuele Giardina
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m.lualdi

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