Le farfalle son tornate indietro di 5 anni

Dal 2009 la Unendo Yama non partiva così male. Ma le finaliste 2014 avevano un solo punto in più. In campionato c’è tutto il tempo per risalire, a patto di cancellare gli alti e bassi nel corso delle gare

Nessuno, alla vigilia del campionato, si aspettava un cammino così travagliato da parte della Unendo Yamamay. Si sapeva che – tornata sulla Terra Piacenza – questa serie A sarebbe stata senza padroni, ma non era prevedibile che dopo sei giornate Busto si sarebbe trovata con 8 punti una sola vittoria piena all’attivo, ottenuta con la cenerentola Urbino.

Il confronto col recente passato, per una squadra costruita per primeggiare, è presto fatto.
Nel 2010/11 Busto iniziò facendo 15 punti su 18: unica macchia lo 0-3 casalingo con Pesaro.
Nel 2011/12, la stagione del triplete, l’allora Yamamay all’altezza del sesto turno era ancora a punteggio pieno e aveva perso un solo set. Troppa grazia, quelle erano fenomene.
L’anno seguente, 2012/13, altre interpreti e altra musica: dopo sei partite i punti in carniere erano 10, frutto di 3 vittorie e 3 sconfitte (una al tie-break). Inizio concitato, prosieguo felice: regular season dominata, bronzo europeo, poi il crollo in semifinale scudetto con Conegliano.
Nella scorsa annata, 2013/14, l’incipit somigliava molto a quello attuale, nella sostanza e nella forma. Il ruolino parlava di 3 vittorie (una al quinto) e 3 sconfitte (tra cui il 3-2 di Ornavasso), totale 9 punti. Ma quella era una squadra tutta nuova e ancora acerba, che avrebbe stentato durante l’anno, qualificandosi per i playoff appena in sesto rango, ma poi avrebbe stupito tutti arrivando fino in fondo, seconda solo alla super Piacenza.

Per trovare un’altra partenza così laboriosa bisogna tornare indietro di un lustro.Nel 2009/10 la Yamamay ottenne 8 punti nelle prime sei gare, esattamente come oggi, frutto di 3 vittorie (due al tie-break) e 3 sconfitte (una al quinto). Andamento lento identico a quello della banda Parisi annata 2014. Alla fine, però, quella squadra portò a casa da Baku la Coppa Cev.La situazione è complicata dal fatto che il ritrovato livellamento dei valori relega le farfalle

al settimo gradino, in sensibile ritardo (nove punti) rispetto alla capolista Novara. Il dettaglio conta, poiché chi vince la regular season ha il posto garantito nella successiva Champions League. E la vetrina continentale, per un club come la Futura, è fondamentale: sia sul fronte marketing, che sul fronte tecnico, visto che andare sul mercato giocandosi l’asso dell’Europa che conta vuol dire avere appeal presso le giocatrici di prima fascia, al netto dell’esosità degli stipendi garantiti all’Est.

Urge raddrizzare la barca, e il tempo c’è tutto. Al momento, in attesa di registrare a dovere le fasi di gioco rivelatesi precarie, è importante qualificarsi al secondo round di Champions e tenere nel mirino le rivali in serie A1. Dello scudetto si parlerà in primavera: però, rispetto all’anno scorso, sarà più difficile superare le avversarie senza il conforto del fattore campo, che a Busto conta eccome.
Niente processi, dunque, per ora. A patto che la squadra dia segnali di ripresa e soprattutto di crescita, evitando gli alti e bassi clamorosi, tecnici e mentali, che hanno scandito quest’avvio a tre cilindri.
All’orizzonte c’è un salutare brodino, i tre punti inevitabili che arriveranno domani contro Forlì nel turno infrasettimanale: da lì bisogna ripartire. In caso di ulteriore frenata, però, visto il gap tecnico, le domande scomode diventerebbero pressanti.