Le imprese in crisi «Di rigore si muore»

VARESE «Di rigore si muore». Le parole sono di Giuseppe Scalenghe, imprenditore di Nichelino, in provincia di Torino. Ma rappresentano la sintesi dello sfogo di “Imprese che resistono”.Scalenghe le ha pronunciate attorno al tavolo di confronto promosso dal Pdl che, ieri mattina, ha riunito attorno a un tavolo con Lara Comi, Mariastella Gelmini, Raffaele Cattaneo e Paolo Aliprandi nove esponenti di un movimento nato nel 2009 e cresciuto fino a raccogliere tremila piccole imprese. «Nel 2009 qualcuno diceva che la crisi non c’era ma noi ci siamo accorti che non era così» ha scandito l’imprenditore Massimo Mazzucchelli, della “Fratelli Mazzucchelli snc” di Besnate.Di qui la scelta di denunciare e di diventare stimolo e pungolo anche a difesa di una provincia dove, tra marzo e aprile 2012, le richieste di cassa integrazione sono aumentate del 25%. Ricevuti dai governi – sia Berlusconi che Monti – e sostenuti dalla stampa, gli uomini e le donne di “Imprese che resistono” hanno lanciato il sasso e proposto soluzioni per evitare di trasformare l’increspatura in uno tsunami.«Non dobbiamo perdere le locomotive che passano e, per questo, non dobbiamo gestire solo l’emergenza ma affrontare i problemi che la causano» ha rimarcato Scalenghe. Le ricette? Riduzione della burocrazia, miglioramento dei tempi della

giustizia civile, equità fiscale e maggiore liquidità: «Abbiamo un “socio” al 70% (lo Stato, ndr) mentre le banche si prendono un restante 15%. E a noi chiedono di essere competitivi e di investire con quello che resta» ha rincarato la dose Antonella Lattuada, anche lei imprenditrice, il cui sfogo è andato oltre i numeri per arrivare al nocciolo del problema: «C’è un sistema che fa di tutto per farti chiudere e ci sono momenti in cui ti dici “non ne posso più, mi butto sotto un treno”. È in quei momenti che capisci quelli che si suicidano anche se poi vai avanti e reagisci». Si fa fatica a sentirsi dire dalle banche «che non siamo più affidabili» dopo che «ci siamo impegnati anche le catenine dei bimbi per investire». Il futuro? “Imprese che resistono” crede ancora nella politica, segnale che Gelmini definisce positivo. Lei, che da bresciana conosce i problemi del Nord operoso e strangolato, lancia l’affondo all’agenda Merkel. «Un’agenda autolesionista ma, per cambiarla, prima dobbiamo fare “i compiti a casa”». Ripartendo proprio dalla revisione delle spese e dalla velocizzazione dei pagamenti da parte della pubblica amministrazione alle imprese creditrici.Gli incontri saranno ripetuti periodicamente e, al prossimo, potrebbe prendere parte l’ex ministro del Welfare. Maurizio Sacconi

s.bartolini

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