Le mani dei privati all’orizzonte di Accam

Le mani dei privati all’orizzonte di Accam

Busto Arsizio Carta canta: il decreto sulla liberalizzazione dei servizi pubblici, tramutato in legge mercoledì alla Camera, getta su Accam l’ombra di un futuro nelle mani dei privati. E i comitati insorgono: «Stanno svendendo il territorio».L’approvazione della legge sui servizi pubblici locali, di cui tanto si parla in riferimento alla privatizzazione dell’acqua, lancia così l’ipotesi dell’ingresso di un socio privato nella misura del 40 per cento del capitale azionario di Accam. La cessione della quota azionaria porterebbe ossigeno alle casse dei Comuni, attualmente messi in crisi dalla prospettiva di dover impegnare nei loro bilanci cifre anche consistenti a titolo di fidejussione nei confronti delle banche che finanzieranno il revamping. Si parla di una cifra complessiva di 33 milioni di euro da spalmare sui 27 Comuni soci in base alle singole quote di proprietà. Per Busto si tratterebbe di oltre 5 milioni di euro. Soldi non da scucire ma da tenere fermi in bilancio a titolo di garanzia per le banche che erogano i mutui al consorzio.«Aspettiamo di leggere i dettagli del decreto – commenta l’assessore allo Sviluppo d’area vasta Franco Castiglioni, impegnato

in prima persona a seguire la vicenda Accam –  per capire quali conseguenze porterà ma per quel che riguarda Accam in questo momento siamo più concentrati nel chiudere la partita del revamping». Il decreto prevede infatti la progressiva apertura ai privati e alle società miste pubblico-privati per quanto riguarda la gestione della rete idrica e dei rifiuti, con l’obbligo di conferire i servizi attraverso una gara e non più con la modalità “in house” alle società pubbliche costituite ad hoc, con una prima scadenza fissata per il 31 dicembre 2010. In base alla nuova normativa Accam potrebbe essere obbligata a cedere una parte del proprio capitale azionario per poter continuare ad occuparsi del servizio di smaltimento dei rifiuti. «Se sarà così affronteremo la questione con serenità» sottolinea l’assessore Castiglioni. Serenità che invece latita in quel di Borsano. Carlo Fontana, consigliere di Busto Civitas, rilancia la battaglia per il rispetto della convenzione in essere: «A maggior ragione con la prospettiva dell’arrivo dei privati nel business dei rifiuti, Busto doveva essere tutelata rifiutando il revamping e la permanenza dell’inceneritore sul nostro territorio già martoriato».

f.artina

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