La paura più grande è che gli speculatori siano alla porta: «è questo che non ci lascia tranquilli. Che ci sia qualcuno in attesa della chiusura». Sono i lavoratori, con i quali ieri era presente il consigliere comunale della Lega Nord Marco Pinti, a esternare ciò che più li preoccupa. C’è l’impegno a non cambiare la destinazione dell’area del La Quiete: a mantenere la zona a vocazione sanitaria. «Ma – spiegano i lavoratori – basta poco. Adesso ragioniamo in modo concreto, pragmatico. Una volta chiusa la clinica abbandonata nel tempo potrebbe diventare rifugio
per disperati. Potrebbero verificarsi dei vandalismi. La struttura, non più curata e utilizzata, inevitabilmente con il tempo diventerebbe fatiscente». I lavoratori aggiungono: «nessuno vuole che questo accada ma ci sono moltissime probabilità che possa accadere. E sicuramente in molti segnaleranno lo stato di abbandono. Questa meravigliosa struttura potrebbe diventare qualcosa che crea problemi. Abbandonata, magari non più sicura, certamente diventerebbe una spina nel fianco per qualunque amministrazione. E i cittadini, davanti a un simile scempio, si lamenterebbero. Denunciando pubblicamente che così non si può andare avanti. È accaduto per tanti luoghi. Accade sempre».
Quindi la riflessione: «l’immobiliarista, ad esempio, ragiona sul lungo periodo – dicono i lavoratori – lascia che quella che una volta era un’eccellenza indispensabile alla città diventi un problema. Poi si offre di acquistarla, con trattativa privata, magari per due milioni di euro. È del resto una struttura vuota, fatiscente, la prende per poco. Ma la prende se può farci qualcosa, magari di residenziale, che gli frutti. E chi è quell’amministratore che davanti alla possibilità di togliersi una spina nel fianco, di rimettere in ordine un angolo di città, di renderlo di nuovo bello, non prende almeno in considerazione l’idea di cambiare la destinazione dell’area?».













