Lega, a Varese la sfida per ripartire dal basso. Il congresso dimostra che il Carroccio è ancora vivo

Lega, a Varese la sfida per ripartire dal basso. Il congresso dimostra che il Carroccio è ancora vivo

VARESE – C’è un elemento che merita di essere sottolineato nel congresso provinciale della Lega, in programma domenica 8 novembre ad Albizzate. Ed è un elemento che rischia di passare in secondo piano, oscurato dalle consuete letture sulle correnti, sui rapporti di forza e sulle fedeltà ai vertici nazionali: la Lega varesina torna a confrontarsi, a discutere e persino a dividersi sul proprio futuro.

In un’epoca nella quale i congressi di partito sono spesso ridotti a passaggi formali, con candidature unitarie concordate in anticipo e organismi dirigenti definiti attraverso trattative riservate, il fatto che due amministratori si contendano apertamente la guida provinciale non è necessariamente un segnale di debolezza.

Potrebbe essere, al contrario, un segnale di vitalità.

Andrea Cassani, sindaco di Gallarate e segretario uscente, dovrà vedersela con Mirko Reto, sindaco di Casciago, già protagonista della stagione congressuale del 2022. Due candidati, due esperienze amministrative, due visioni probabilmente differenti del modo di guidare il movimento sul territorio.

Ma soprattutto una competizione che sembra sfuggire alle tradizionali contrapposizioni tra salviniani e antisalviniani.

Il congresso senza salviniani

Il paradosso è evidente. Quattro anni fa la vittoria di Cassani venne raccontata anche dalla stampa nazionale come un successo di Matteo Salvini. Oggi lo stesso Cassani è reduce da un intervento al congresso federale nel quale ha denunciato una crisi di fiducia, appartenenza e credibilità nel movimento, invitando il segretario federale ad ascoltare maggiormente chi ha il coraggio di esprimere apertamente le proprie critiche.

Al congresso federale, peraltro, Cassani ha sostenuto Massimo Garavaglia.

Dall’altra parte c’è Mirko Reto, che non ha mai rappresentato l’ortodossia salviniana e che oggi si propone come alternativa alla gestione provinciale uscente.

Insomma, a Varese non si confrontano un candidato di Salvini e uno dei suoi oppositori. Si confrontano due esponenti che, con sensibilità differenti, hanno entrambi manifestato una distanza dalla linea del leader federale.

Una circostanza che rende meno convincenti le interpretazioni fondate esclusivamente sulle appartenenze correntizie.

Anche perché, secondo le indiscrezioni, una parte dei militanti più vicini a Salvini potrebbe sostenere Reto, mentre alcuni esponenti dell’area nordista guarderebbero con favore a Cassani.

Le etichette, evidentemente, non bastano più a spiegare ciò che accade.

E forse è una buona notizia.

La voglia di tornare a contare

Dietro la sfida tra Cassani e Reto sembra infatti emergere una questione più interessante della semplice conquista della segreteria provinciale: il tentativo di restituire protagonismo alla base del movimento.

La Lega è nata nelle sezioni, nei municipi, nelle assemblee, nelle discussioni spesso accese tra militanti e amministratori. Il confronto interno, talvolta persino ruvido, è stato per molti anni uno dei tratti distintivi della sua identità politica.

Con il tempo, la trasformazione in partito nazionale e la crescente centralizzazione delle decisioni hanno inevitabilmente modificato questo modello.

Oggi, almeno a Varese, sembra riaffiorare la volontà di recuperare uno spazio di partecipazione reale.

Non significa che le divisioni siano scomparse, né che la competizione sia priva di ambizioni personali o di contrasti accumulati negli anni. Sarebbe ingenuo pensarlo.

Ma sarebbe altrettanto sbagliato considerare ogni confronto interno come una resa dei conti destinata a indebolire il partito.

Un movimento politico che discute su chi debba guidarlo, su come organizzarsi e su quale rapporto mantenere con i propri militanti dimostra quantomeno di voler essere ancora protagonista.

La lettera di Matteo Bianchi

In questo quadro assume particolare significato la lettera che Matteo Bianchi, ex segretario provinciale e figura storica della Lega varesina, ha indirizzato ai militanti alla vigilia del congresso.

Bianchi contesta anzitutto la tempistica della convocazione, arrivata con appena nove giorni di preavviso: troppo pochi, a suo giudizio, per sviluppare un confronto serio e articolato sulla futura segreteria e sul direttivo.

Richiama poi gli atteggiamenti personali e politici che hanno caratterizzato gli ultimi quattro anni, invitando ad aprire uno spazio di riflessione sul futuro del movimento.

Il suo messaggio contiene anche un invito esplicito a partecipare all’incontro organizzato da Mirko Reto, segnale di una preferenza politica che non viene nascosta.

Ma il passaggio più interessante è forse quello nel quale Bianchi precisa di non voler concorrere per alcun incarico e rivendica il dovere di offrire un contributo alla discussione, in ragione della propria storia personale e politica.

Al di là delle preferenze congressuali, è un richiamo al valore della militanza e alla responsabilità di chi ha contribuito a costruire il movimento.

Naturalmente, la lettera esprime anche un giudizio critico sulla gestione degli ultimi anni. Non è un generico appello all’unità.

E tuttavia proprio questa franchezza rappresenta un elemento positivo: il dissenso viene espresso apertamente, si traduce in una proposta alternativa e cerca il confronto con gli iscritti.

È così che dovrebbe funzionare la vita interna di un partito.

Una sfida che può fare bene alla Lega

Il punto, allora, non è stabilire quale dei due candidati sia più vicino a Salvini, a Fontana, a Romeo o a questa o quella componente del movimento.

Il punto è capire se il congresso di Albizzate saprà produrre qualcosa di più di un nuovo organigramma.

Cassani potrà rivendicare l’esperienza maturata alla guida della federazione e la scelta di aver espresso pubblicamente le criticità del movimento. Reto potrà proporre un cambiamento nella gestione provinciale e un diverso metodo di lavoro.

Saranno i militanti a decidere quale proposta ritengano più convincente.

Ed è giusto che sia così.

Perché un congresso vero comporta necessariamente una competizione, la possibilità di scegliere e persino il rischio di una sconfitta. Ma è preferibile a un’unità soltanto apparente, costruita per evitare che emergano le differenze.

La condizione, naturalmente, è che il confronto non si trasformi in una frattura permanente e che chi perderà riconosca la legittimità del risultato, continuando a contribuire alla vita del partito.

La Lega è ancora viva. O almeno vuole dimostrarlo

La Lega attraversa da tempo una fase complessa, tra interrogativi sulla propria identità, tensioni interne e difficoltà nel rapporto con una parte del suo elettorato tradizionale.

Sarebbe eccessivo sostenere che un congresso provinciale possa risolvere questi problemi.

Ma sarebbe un errore sottovalutare il significato politico di quanto sta accadendo nella provincia in cui il movimento affonda alcune delle sue radici più profonde.

A Varese due sindaci decidono di mettersi in gioco, un ex segretario provinciale richiama i militanti alla partecipazione e il dibattito interno torna a occupare uno spazio pubblico.

C’è insofferenza, certamente. Ci sono critiche, divisioni e questioni irrisolte.

Ma c’è anche la volontà di non rassegnarsi a un partito che si limiti a recepire decisioni prese altrove.

La Lega varesina, insomma, è ancora viva. O quantomeno vuole dimostrare di esserlo.

E in un panorama politico nel quale troppo spesso i congressi servono soltanto a ratificare decisioni già prese, il fatto che ad Albizzate ci sia una sfida autentica è già, di per sé, una notizia.

Il vero successo del congresso non sarà soltanto eleggere un nuovo segretario. Sarà dimostrare che, dopo il voto, la Lega saprà trasformare il confronto in partecipazione, le critiche in proposte e le divisioni in una nuova capacità di iniziativa politica.

Perché un partito non è vivo quando tutti dicono la stessa cosa. È vivo quando i suoi militanti hanno ancora qualcosa da dire e la possibilità di scegliere chi debba rappresentarli.Rendi il commento più incisivo e meno ripetitivoRiduci le interpretazioni non dimostrate

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