VARESE La tangenzialina e la Gasparotto-Borri in arrivo minacciano Varese. Tutta colpa del rischio idrogeologico. A intimidire la città infatti sono soprattutto gli interventi in aree considerate già critiche, secondo i risultati dell’indagine regionale “Ecosistema Rischio” condotta da Legambiente insieme alla protezione civile. «Dall’ampliamento dell’Iper sulla riva dell’Olona alla costruzione ora della tangenziale di Varese – spiega Alberto Minazzi, coordinatore provinciale dell’associazione ambientalista – si continua a intervenire nei punti a rischio come se niente fosse. Queste operazioni invece aggravano sofferenze già esistenti». Lo stesso vale per il collegamento che sarà realizzato a breve tra viale Europa e viale Borri.
Dopo gli eventi catastrofici di Messina, l’allarme lanciato dallo studio ambientalista riguarda una materia più che mai all’ordine del giorno. Anche in Lombardia. Soprattutto considerando che il 15 luglio scorso, tre mesi or sono, gli eventi hanno dimostrato come la nostra Varese non sia esente da situazioni di pericolo dello stesso tipo. Per quanto ci troviamo all’estremo opposto della penisola e per quanto l’entità del disastro non sia nemmeno comparabile, parliamo pur sempre di danni accertati per 43 milioni di euro (peraltro non ancora risarciti dallo Stato). «Come mai – si chiede Minazzi – per un temporale, certamente di notevole intensità, alla fine si sono registrate richieste di rimborso di questa portata? Ormai dovremmo sapere che le piogge anche molto intense non sono più un evento così straordinario». La conclusione, per l’ambientalista, è presto detta: «L’attenzione che si pone alla prevenzione dei rischi idrogeologici e alla delocalizzazione delle strutture a rischio sono ancora insufficienti. Non si possono restringere e cementificare gli alvei dei fiumi e poi stupirsi delle conseguenze di queste nuove opere in situazioni particolari». Qualche fattore positivo però resta. Il primo tra tutti è che Varese, va detto, è risultata la più attenta a mitigare questi rischi rispetto a tutte le altre province lombarde: prima di Cremona, l’unica oltre a noi ad avere la sufficienza, ma anche davanti a Monza, Brescia, Lecco, Sondrio e Como.
Non che la valutazione complessiva della città sia da incorniciare: abbiamo ottenuto poco più di una sufficienza. Ma intanto a nostro favore giocano la manutenzione ordinaria degli alvei dei fiumi e la presenza di opere di difesa idraulica che sono state rilevate da Legambiente e dalla protezione civile, così come abbiamo un piano di emergenza comunale recentemente aggiornato, un’informazione passata alla cittadinanza e diversi vincoli posti per l’edificazione nelle aree identificate come a rischio idrogeologico. Per contro, e la cosa
ci declassa a livello appena “sufficiente”, secondo lo studio, ci sono industrie e abitazioni situate nelle zone a rischio sulle quali potrebbe intervenire l’amministrazione comunale. Nell’attività ordinaria di gestione del territorio infatti sta all’ente locale, secondo Legambiente, effettuare gli interventi di delocalizzazione di quegli edifici, perché anche se Varese già mantiene puliti gli alvei ed esegue le opere idrauliche necessarie il rischio rimane a ridosso di un fiume, l’Olona, che si trova con un bacino cementificato per il 58%.
f.tonghini
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