Roma, 2 mar. (TMNews) – Prima controffensiva delle forze leali a
Muammar Gheddafi nell’est del Paese, finora saldamente in mano ai ribelli: le forze governative hanno attaccato la località di
Brega, 200 chilometri a sud di Bengasi, dove sono in corso
violenti combattimenti; forze dei ribelli hanno affermato di aver ripreso il controllo della città. Mentre l’Onu vaglia
l’ipotesi della creazione di una no-fly zone e gli Ambasciatori della Nato si riuniscono a Bruxelles per discutere la crisi, due unità della Marina statunitense sono entrate nel canale di Suez e dovrebbero guadagnare in serata il Mediterraneo.
In mattinata le forze fedeli al leader libico Muammar Gheddafi sono entrate nella località di Brega, a 200 chilometri da Bengasi, controllata finora dalle milizie ribelli. Fonti dei ribelli affermano che l’attacco è stato respinto. Brega si trova a una sessantina di chilometri da Adjabiya, il cui arsenale militare è stato attaccato di nuovo questa mattina dall’aviazione militare di Gheddafi, senza conseguenze.
Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu potrebbe adottare delle nuove misure contro la Libia, compresa la creazione di una zona di interdizione al volo: lo ha dichiarato l’Ambasciatore britannico presso le Nazioni Unite, Mark Lyall Grant. Il Consiglio di Sicurezza ha già adottato delle sanzioni economiche nei confronti del leader libico
Muammar Gheddafi e dei suoi familiari e collaboratori,. La zona di interdizione al volo è stata tuttavia accolta senza troppo entusiasmo non solo dalla maggior parte dei governi – tiepidi Francia e Stati Uniti, decisamente contrari Russia e Turchia – ma anche dagli specialisti militari, compreso il responsabile del Comando centrale statunitense, James Mattis.
L’opzione di un intervento militare della Nato in Libia divide la comunità internazionale, per il timore di una reazione del mondo arabo e per in rischi insiti in un’operazione complessa. Oggi si tiene a Bruxelles una riunione degli ambasciatori dei 28 paesi dell’organizzazione, in programma da tempo, in cui “sarà discussa la situazione libica”, ha detto alla France presse un responsabile dell’Alleanza Atlantica.
L’Iran critica le “violenze inumane” del regime di Muammar Gheddafi ma mette in guardia l’Occidente contro ogni ipotesi di intervento militare in Libia. La repressione del “movimento popolare” in Libia “non deve servire come scusa per un’interferenza militare, né l’Occidente deve tentare di trasformare gli altri Paesi in basi militari”, ha commentato il Ministero degli Esteri iraniano.
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