Roma, 26 mag. (TMNews) – Tripoli chiede un cessate il fuoco, la Nato smentisce di aver ricevuto alcuna notizia ufficiale in proposito mentre le proposte libiche sarebbero arrivate ad alcuni governi, tra i quali quello spagnolo: no sembra dunque ancora vicina una svolta alle operazioni sul terreno, tanto più che il governo libico ha escluso l’addio di Muammar Gheddafi, condizione posta dai ribelli per accettare un’intesa politica.
Il governo libico ha reso noto di aver chiesto alle Nazioni Unite e all’Unione Africana di fissare una data e un’ora precise per un cessate il fuoco e di inviare degli osservatori: la Nato non ha tuttavia ricevuto alcuna comunicazione da Tripoli, copme hanno dichiarato fonti dell’Alleanza mettendo in dubbio la sincerità delle proposte che Gheddafi avrebbe avanzato presso alcuni governi.
L’esecutivo spagnolo ha in particolare confermato di aver ricevuto un messaggio da Tripoli nel quale si propone di “raggiungere un accordo per ottenere un cessate il fuoco”: “Il regime libico ha già in passato fatto dichiarazioni simili, per poi proseguire gli attacchi contro la popolazione civile: contano i fatti, non le parole”, hanno proseguito le fonti. “Se il regime
di Gheddafi vuole veramente trovare una soluzione, non ha che da cessare gli attacchi ai civili, ritirare le proprie forze e autorizzare l’intervento delle organizzazioni umanitarie per tutti quei libici che ne abbiano bisogno”, hanno concluso le fonti, sottolineando come la crisi debba infine sfociare in “una soluzione politica che risponda alle legittime aspirazioni del popolo libico”.
Una parziale conferma sembra giungere dall’Unione Africana, che ha chiesto alla Nato di cessare le incursioni aeree sulla Libia: lo ha reso noto: la fine dei raid “fa parte delle condizioni necessarie per rendere possibile una soluzione politica”, ha spiegato il Commissario per la Pace e la sicurezza dell’Ua, Ramtane Lamamra, al termine di un vertice svoltosi ad Addis Abeba.
L’Ua – il cui appello giunge nella giornata di apertura del vertice del G8 nella località francese di Deauville – ha già proposto alle parti una “road map” per una soluzione politica al conflitto, accettata dal governo di Tripoli ma respinta dal Consiglio Nazionale di Transizione ribelle, che pone come condizione l’abbandono del potere da parte di Gheddafi e dei suoi figli.
Il premier libico Baghdadi Al-Mahmoudi ha da parte sua sottolineato la serietà delle proposte, notando come in passato “i cessate il fuoco dichiarati dal governo non siano stati rispettati da tutte le parti” in causa e ribadendo come un addio del rais sia da escludere: “Muammar Gheddafi è nel cuore di tutti i libici, se se ne dovesse andare tutti i libici lo seguirebbero”. Gheddafi è la guida e il simbolo del Paese, e non è responsabile del governo o della politica estera del Paese, ha concluso il premier, aggiungendo che il Colonnello è “in buona salute” e che non vi sono “restrizioni ai suoi movimenti”.
Qualora un accordo venisse trovato, per organizzare delle nuove elezioni in Libia occorreranno da uno a due anni: lo ha affermato il vicepresidente del Consiglio Nazionale di Transizione (Cnt) libico, Abdel-Hafidh Ghoga, le cui dichiarazioni sono state riportate dalla rete satellitare araba Al Jazeera. In un tale periodo di tempo – che in precedenza il Cnt aveva stimato a non più di sei mesi – l’opposizione formerebbe un organo legislativo di transizione con il compito di redigere una Costituzione – alla quale seguirebbe il relativo referendum confermativo – e organizzare le nuove elezioni.
(con fonte Afp)
Mgi
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