Lillo Foti dà consigli al Varese «Concreti, umili e linea verde»

VARESE Lillo Foti, presidente della Reggina da vent’anni, ha voce e modi dell’uomo che sa dove mettere i piedi. Nonostante la gente amaranto da tempo mugugni ricordando i bei tempi della serie A, lui è sempre saldo in sella. Sabato, Reggina che batte 3-2 il Varese tra gli sbuffi della propria gente. Bisogna aver dentro qualcosa di forte per portare a casa partite così. Qualcosa che alla truppa biancorossa è forse mancato.

Foti, com’è questa Reggina?
È una squadra che ha margini di miglioramento. Dopo undici giornate il quadro si fa chiaro: abbiamo giocato buone partite condite da qualche ingenuità. C’è da lavorare per limare alcuni errori e per colmare qualche lacuna. Detto ciò, è un gruppo che se la giocherà fino in fondo.

Che cosa vi piace di Breda?
Lo conoscevamo, ha lavorato per noi nel settore giovanile. Dopo la buona stagione alla Salernitana l’anno scorso, e dopo aver capito che Atzori ci avrebbe lasciato, Breda è stato la nostra prima scelta.

Chi lo conosce dice che è un tecnico che dà serenità. È vero?
È un ragazzo con valori sani e saldi, normale che non perda la bussola quando la pressione sale per via di qualche risultato negativo.

La sua Reggina è molto figlia del vivaio. Orgoglioso?
Quando vedi dieci ragazzi sui diciotto tra campo e panchina che sono nati e cresciuti qui, sono soddisfazioni. Tocchi concretamente qualcosa che era solo un progetto. In questo momento, è ciò che mi gratifica di più.

A questo proposito, il Granillo non sembra invece apprezzare molto. Perché?
Sì, non è più il Granillo dodicesimo uomo in campo. È un momento così, in cui percepiamo un po’ di distacco: ai tempi della A era più facile venire allo stadio. Io, però, dico sempre che la B è comunque un torneo importante che sa regalare soddisfazioni.

Che Varese ha visto?
È una squadra tosta, proprio come ce l’aspettavamo. Forse, una volta che siamo passati, non ha avuto la forza di ribaltare la storia della partita.

E la partita nel complesso?
Credo che la Reggina abbia vinto con merito. È vero che gli episodi hanno cambiato un po’ il copione, ma siamo stati più sul pezzo, più attenti, più concreti.

Chi le piace del Varese?
Mi piace molto il capitano, Neto. E anche Carrozza.

Della Reggina?
Mi piacciono tutti i giovani. Ormai puntiamo su quello e facciamo di tutto per far restare l’ambiente ben ancorato, coi piedi per terra.

Lei è da vent’anni al timone. Non si è stancato?
Non è che la Reggina sia Foti e basta. Siamo un’azienda, abbiamo cinquanta dipendenti, non posso dire «mi sono stufato, me ne vado». A me piace l’idea di un club che sa dare una chance alla gente, ai giovani in particolare.

Anche se il pubblico il sabato brontola?
Non credo che la gente di Reggio sia in controtendenza: il calcio è in declino ovunque. A livello dirigenziale, parlo in generale, abbiamo commesso errori: è tempo di ricostruire investendo, insisto, sui giovani. Per fare questo lavoro la passione è indispensabile.

Al Varese che consiglio dà?
In questo mare, devi restare umile, concreto: se non ti crei una base solida, fai poca strada. E devi avere la pazienza di sopportare anche qualche risultato negativo.

Luca Ielmini

s.affolti

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