Sei arresti per terrorismo jihadista tra Varese, Milano e Lecco. Dalle prime ore di ieri mattina è in corso una vasta operazione antiterrorismo nei confronti di sei estremisti islamici (due sono latitanti) destinatari di ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Milano . In manette anche , 23 anni di Brunello, disoccupato, fratello di , espulso dal Viminale nel gennaio 2015 per la sua vicinanza alle idee jihadiste, e morto in Siria, nel dicembre scorso in zona di
guerra come foreign fighter. Secondo quanto emerge dall’ordinanza di 72 pagine che ha portato all’arresto del giovane, trovato a Venegono Superiore nell’abitazione di un amico (estraneo alla vicenda) del quale era spesso ospite ultimamente, è stata la morte del fratello Oussama a radicalizzare il ventitreenne che ha iniziato a sognare di ottenere la tazkia, l’approvazione a recarsi in Siria. Poi si è fatto convincere a colpire in Italia per vendicare il fratello: martire per il Daesh come il fratello Oussama.
Con Kahcia sono stati arrestati ieri , 24 anni, kickboxer di un certo livello che era solito salire sul ring con la maglietta nera di Daesh, e di sua moglie , 26 anni, che avevano intenzione di partire portandosi dietro anche i figli di 2 e 4 anni, i quali, dopo l’arresto dei genitori, sono stati affidati ai nonni. In manette anche , 24 anni, sorella di , un 32enne andato in Siria lo scorso anno con la moglie , 39 anni, entrambi destinatari dell’ordine di custodia ma latitanti. Koraichi è il perno che unisce Moutaharrik e Kahcia. «Oltre alla grande amicizia con Mohamed Koraichi cui, come si dirà in seguito, Moutaharrik si rivolgerà per ottenere l’autorizzazione/raccomandazione – scrive il gip nell’ordinanza – per aderire all’IS e recarsi nei territori da esso controllati, ha dimostrato di avere un rapporto quasi fraterno anche con il “varesino” Oussama Kahchia», il fratello “martire” di Abderrahmane. Ed è attraverso Oussama che Abderrahmane entra in contatto con Moutaharrik e Koraichi. Le intercettazioni telefoniche e ambientali tra i tre dopo la morte di Oussama dimostrano «chiaramente» la loro intenzione di aderire all’Is.
In una conversazione Moutaharrik dice a Kahchia: «Ci sono tante, tante storie, amico mio. Io una volta mi sono alzato e messo a progettare . Ho detto che voglio picchiare (inteso come colpire e far esplodere, ndr) [l’ambasciata di] Israele a Roma». Khachia: «Cosa.. il conso ..». Moutaharrik Abderrahim: «Siì… l ‘ambasciata. .. e sono andato da un ragazzo albanese a Varese e gli ho detto di procurarmi una pistola, la volevo comprare da lui e forse lui si è insospettito di me e mi ha girato le spalle, quante volte l’ho chiamato ma mi hai trovato la pistola, mi hai trovato la pistola, ma lui …..». I due, attraverso una conoscenza comune in Turchia, con la moglie del pugile che si attiva anche per ottenere un finanziamento dalla Deutche Bank in vista della partenza, riescono ad ottenere il permesso di raggiungere il Daesh. Ma, poco prima della partenza, ecco che arriva, via Whatsapp, l’incitazione a rimanere in Italia e a organizzarsi per colpire qui (testo letterale): «Vi ricordo le parole del Sheiko al Adnani Shami che Dio lo protegga, quando ha detto “l’operazione del lupo” significava per questo i fratelli uniti per combattere i nemici di Dio, nei paesi cristiani e un’unica operazione ci soddisfa di più di decine di bombe, ci fa vedere più benedizione e più impatto a creare sofferenza dei nemici di Dio, se state soffrendo, soffriranno come voi. Sperando da Dio quello che non sperano loro. Grazie a Dio abbiamo sentito le operazioni che SOllO state in Francia, operazioni dell’invasione della Francia, di Parigi, benedetta da Dio, le invasioni in Belgio».













