L’Isis: nuovi attacchi dopo l’assalto a Sydney

L’annuncio on line dei jihadisti: pericolo globale
E in Australia il ricordo delle vittime: sono eroi

L’Isis non lascia adito a dubbi: dopo quello di Sydney, in Australia, ci saranno altri attacchi contro l’Occidente e i loro alleati. Consacrato come «pericolo globale» portato da jihadisti provenienti senza più distinzioni da Oriente come da Occidente, il marchio dello Stato islamico (Isis) ha prodotto anche ieri la sua quotidiana minaccia contro quelli che l’estremismo sunnita e sciita vede da decenni come i «nemici dell’islam».

Poche ore dopo l’assalto in Pakistan a una scuola e la conclusione dei sanguinosi fatti di Sidney, almeno in parte collegati alla retorica propria dello Stato islamico, il sito «Site» di monitoraggio del terrorismo, gestito dall’israeliana di origine irachena Rita Katz, ha dato nuovo risalto alle affermazioni pubblicate su Twitter e attribuite a non meglio precisati esponenti dell’Isis. «La sollevazione dei musulmani e altri attacchi interni (ai vostri Paesi occidentali) saranno inevitabili se l’Occidente continuerà con i suoi crimini contro l’islam», recita la minaccia, prontamente rilanciata da «Site».

Dall’estate scorsa, lo Stato islamico si è impadronito di ampie regioni dell’Iraq centro-settentrionale, dopo essersi stabilito nell’Est e nel Nord della Siria martoriata dalla guerra intestina. Sempre «Site» ha dato ieri risalto alle ennesime immagini dell’orrore pubblicate in rete dall’Isis e che documentano la decapitazione di una dozzina di persone, probabilmente miliziani di tribù irachene a Nord di Baghdad catturati dai jihadisti una decina di giorni fa.

Nel frattempo, le autorità spagnole hanno reso noto l’arresto di otto persone in una retata effettuata fra Barcellona, Ceuta e Melilla e la località marocchina di Findeq (Castillejos in spagnolo). Secondo Madrid, due delle arrestate a Barcellona e a Ceuta erano donne in procinto di unirsi all’Isis «destinate a sposarsi e fare figli con jihadisti, ma non a imbracciare armi».

Rimasta per tanto tempo al riparo da attacchi terroristici sul suo suolo, l’Australia è sotto choc dopo il tragico epilogo del sequestro di 17 ostaggi prolungatosi per 16 ore, fino alle 2 di lunedì notte, nell’elegante «Lindt Cafe» nel cuore di Sydney. E ieri, il Paese piange i due ostaggi rimasti uccisi da eroi, per proteggere gli altri prigionieri dell’iraniano di confessione sunnita rimasto ucciso anch’egli nel blitz della polizia. Intanto, però, scoppia la polemica su possibili «falle» alla sicurezza.

Il manager del «Lindt Cafe», Tori Johnson di 34 anni, e una cliente, l’avvocato Katrina Dawson di 38, madre di tre figli, sono morti durante l’incursione, scattata dopo spari dall’interno, durante un tentativo di fuga. Le Forze dell’ordine non hanno specificato se i due siano stati uccisi dal sequestratore o colpiti nel fuoco incrociato, ma secondo notizie non confermate Johnson stava tentando di disarmare l’uomo, mentre la Dawson cercava di proteggere un’amica incinta, e un colpo è partito. È la versione abbracciata anche dall’arcivescovo di Sydney Anthony Fisher (successore del cardinal George Pell chiamato dal Vaticano, ndr), durante una cerimonia celebrata nella vicina cattedrale cattolica di St. Mary’s, in cui ha elogiato l’«eroismo» delle due vittime.n