– «Sono qui in mezzo a noi. Minaccia più difficile da contrastare rispetto agli Anni di Piombo, ma anche di Al Qaeda». L’ex ministro dell’internonella sede leghista di piazza del Podestà dà lezione sull’emergenza terrorismo. «L’Europa non reagirà. Prima cosa da fare: fermare gli ingressi, poi verificare tutti quelli che sono entrati in Italia, anche da anni». Di fronte ad una platea affollata soprattutto dai Giovani Padani, il governatore di Regione Lombardia sfodera la sua esperienza al Viminale per discutere sul dopo Bruxelles. «Nonostante l’intelligence, l’apparato di sicurezza non è sufficiente per fronteggiare questa minaccia – ammette – lo schema di questo terroristi è differente rispetto agli Anni di Piombo, ma anche ad Al Qaeda, che è stata bloccata perché era un’organizzazione, che addestrava le cellule a colpire, attività che i servizi di intelligence riescono ad intercettare». Una minaccia più complessa da far emergere: «Qui – spiega l’ex ministro – agiscono persone che vivono qua, che vengono folgorate e diventano terroristi, rispondendo a un “obbligo” che viene dato dalla religione attraverso la predicazione nelle moschee. Dove non si dice di farsi saltare per aria, ma si predica una religione di sottomissione. Con questo modello organizzativo intercettarli è molto più difficile». Anche perché per Maroni, «l’Islam moderato non esiste. E non ha una gerarchia che possa dare l’interpretazione autentica della religione. Basta che dici Allah Akbar e puoi fare qualsiasi cosa». Maroni trova “grandi
similitudini” tra la presa di Costantinopoli e quello che sta accadendo in Europa. «Come allora non si reagiva per assenza di volontà. Così oggi la situazione è drammatica, l’Europa è incapace di reagire. La Chiesa parla solo di accoglienza. E non è possibile che i servizi segreti possano fermarli». Il governatore leghista, ammettendo di essere «molto preoccupato» è diffidente su quanto potrà fare l’Europa: «Temo che non ci sarà una nuova Lepanto, al di là delle reazioni di facciata». E allora, quali soluzioni? L’ex ministro una ricetta c’è l’ha: «Primo, fermare gli ingressi. Nei primi mesi del 2016, +58% in Italia. Eppure con le leggi attuali i fermi si possono fare. Già sarebbe un messaggio forte, in una guerra che è anche psicologica. Anche perché, con la rotta balcanica chiusa, i barconi torneranno ad arrivare dalle coste della Libia». Perché, ricorda Maroni, «quando c’è una guerra dichiarata, un Paese serio deve fare di tutto. Non possiamo arrenderci. E le favolette dei servizi di intelligence potenziati varranno fino al prossimo attentato». Maroni farebbe controlli a tappeto, in particolare sulle moschee: «Non sono un integralista cattolico, ma se predichi violenza a casa mia, quella moschea io la chiudo, subito, è quello che dobbiamo fare, soprattutto nei presunti luoghi di culto, dove si predica violenza e sottomissione». E ai militanti dice: «La Lega è l’unica che può condurre una battaglia culturale. Partendo dai giovani e con messaggi aggressivi».












