Lo Nero si dimette «Ho altre sfide, ma Varese è viva»

È la fine di un’epoca.Era stato Michele Lo Nero, quattro anni fa, a mettere in piedi quel giocattolino che avrebbe permesso alla Pallacanestro Varese di non morire e di crescere. Oggi, lo stesso Lo Nero, annuncia la volontà di fare un passo indietro: dimissioni dal CdA e rinuncia alla carica di presidente del consorzio Varese nel Cuore. La testa della gente del basket, adesso, è piena di domande. Una su tutte: perché? E a noi non resta che provare a girare tutte queste domande al diretto interessato. Partendo dalla prima.

Perché bisogna guardare al futuro: in questi anni si è fatto tanto e sono stati raggiunti gli obiettivi che ci eravamo prefissi. Ora serve che il progetto venga portate avanti da persone che abbiano più tempo e più energia di me. Io mi sono buttato in altre attività e ho fatto delle scelte professionali diverse: alle quali devo dedicarmi e che sono la priorità.

No: continuerò a essere uno dei proprietari, e ovviamente un tifoso. Il progetto continua: abbiamo sempre detto che le nostre idee avrebbero dovuto camminare anche da sole, al di là delle persone. Il mio passo indietro significa proprio questo: il consorzio è capace di camminare da solo, adesso.

È finito un ciclo: è vero. Ma ne inizierà uno nuovo, che sono sicuro porterà risultati e soddisfazioni più di quello che si sta chiudendo. Questo perché chi arriverà dopo di me troverà una situazione migliore rispetto a quella che ho trovato io. Perché abbiamo fatto dei passi avanti e raggiunto risultati importanti, che nessuno ci porta via e dai quali ripartire.

Sì. Ma noi abbiamo sempre vinto le nostre sfide con la forza delle idee, prima che coi soldi. Ora sappiamo come si fa, e la Pallacanestro Varese continuerà su questa strada.

Roseo. Non sono affatto preoccupato: altrimenti sarei rimasto.

Lo state chiedendo al dirigente o al tifoso?

Allora da dirigente dico che Pozzecco sta giocando i playoff per la serie A e quindi non ne posso parlare.

Il tifoso dice che il Poz sarebbe la persona giusta al posto giusto, che darebbe l’entusiasmo di cui questa piazza ha bisogno. E che sarei contentissimo di vederlo sulla nostra panchina.

Prego?

Di vero c’è che io e Nicola Laurenza siamo molto amici, e che in questi ultimi mesi gli sono stato molto vicino. Come consulente, e come amico. Questo è tutto: non c’è altro. Chi afferma il contrario, chi mette in giro certe voci, lo fa esclusivamente perché vuole male al Varese e godrebbe nel vederlo retrocedere. Per quanto mi riguarda, nei prossimi quindici giorni farò un tifo spietato per il Varese che si gioca il futuro: e come me dovrebbero fare tutti i varesini.

Sarebbe facile dire Dunston: e mi verrebbe di dire lui per il suo modo di porsi verso la società e i compagni. Ma i miei preferiti sono altri.

Goss e Talts: ho i miei motivi. Tra l’altro, mi riconosco moltissimo in uno come Janar: lottatore, uomo al servizio, sempre presente.

Glielo dirò quando saprò chi è: al momento, è prematuro.

Ringrazio le persone che mi hanno accompagnato in questa avventura. L’unica cosa che mi teneva aggrappato al mio ruolo e mi lasciava dubbioso sulle mie dimissioni, erano proprio loro. Difficile salutare dei compagni di viaggio così.

I tifosi, tutti: sono sempre stati la nostra arma in più, il pensiero della loro presenza rinfrancava dalle notti insonni e dai mal di fegato.

Grazie a Renzo Cimberio, e grazie a tutta la sua famiglia. loro sono stati e sono molto più di un semplice sponsor. La mia speranza è che la Pallacanestro Varese continui a chiamarsi Cimberio: perché Varese vincerà qualcosa, in futuro. E quando capiterà, dovrà esserci il Cavaliere. Grazie a loro, e anche a tutti i proprietari. E adesso, però, arriva il ringraziamento più importante di tutti.

A mia moglie Oriana, alla mia famiglia: non è stato facile sopportarmi, in questi anni.

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