Lo sfogo: «Meritava di più. L’ha uccisa». E gli amici manifestano con lo striscione

Il fidanzato della vittima non ci sta. «Così è uno schifo». I compagni di Giada davanti al tribunale per chiedere giustizia

«Meritava di più. L’ha uccisa: meritava di più. Così fa schifo». È Andrea, il fidanzato di Giada Molinaro, a pronunciare di getto queste parole subito dopo la sentenza che condannava Flavio Jeanne, il pirata della strada che ha investito e ucciso Giada, a «soli sei anni», dice il ragazzo. Gli occhi lucidi, la rabbia a stento trattenuta, ti guarda come se le parole gli ingorgassero le labbra tanto quella sentenza l’ha amareggiato. «Meritava di più anche Giada», aggiunge soltanto. «In queste parole c’è tutto ciò che penso su quello che è accaduto, su questa sentenza. Tutti noi vorremmo capire perché. Per quale ragione se l’accusa ha chiesto 7 anni e 8 mesi, il massimo possibile, la decisione è stata diversa. Perché?». Il giudice depositerà entro 45 giorni le motivazioni della sentenza: a quel punto il perché sarà chiaro. Andrea, mentre dice tutti noi, si volta leggermente. Alle

sue spalle ci sono una ventina tra ragazze e ragazzi. Sono i compagni di classe di Giada. I suoi amici più stretti. C’erano martedì scorso, sono arrivati ieri. Seduti sotto l’antroposauro in mezzo a piazza Cacciatori delle Alpi i ragazzi sono sempre stati composti. Accanto a loro un semplice striscione: «Giustizia per Giada». E la condanna a sei anni di Jeanne ha loro “spezzato il cuore”. Le lacrime della frustrazione sono arrivate agli angoli degli occhi di ragazze e ragazzi: «non è giusto». Non è giusto: «questa non è giustizia. Giada era meravigliosa. L’ha uccisa e non si è mai voltato indietro. Mai voltato indietro. Ha continuato a scappare. A scappare e a cercare di nascondere ciò che ha fatto. Per vergogna? No soltanto per salvarsi. Giada è morta e tutto ciò a cui lui ha pensato è stato: devo salvare la mia vita. Non è giusto».

Oltre al dolore c’è anche la rabbia: «L’accusa ha chiesto il massimo della pena – dicono i ragazzi – e il massimo della pena, nonostante non abbia fatto mai niente di male in vita sua, è quello che ha avuto Giada. Ci saremmo aspettati qualcosa di diverso, forse più coraggio. Perché tu puoi avere un incidente: ma ti fermi. Hai paura? Sei in preda al panico e scappi? Poi pensi e ti costituisci. La non umanità di questa persona è sconvolgente: ha ignorato gli appelli della famiglia. Non ha avuto rimorsi sino a quando non l’hanno arrestato. Quello che fa più impressione è la balla del cinghiale investito. Non ha mai voluto affrontare le proprie responsabilità. Non ne ha mai avuto l’intenzione. Paura, terrore, niente giustifica questo. È uno che continuerà a scappare per tutta la sua vita da ogni casino, da ogni responsabilità. E’ uno che non merita rispetto per questo. Nessuno ha chiesto la pena di morte. Ma un segnale forte nei confronti di quelli come lui sì. Ce lo saremmo aspettati».