L’interesse dei varesini, e non solo, per il Grand Hotel del Campo dei Fiori, la sua storia e l’affascinante Belle Époque in cui fu costruito e di cui è testimonianza, è più vivo che mai. Lo ha dimostrato l’incredibile successo dell’iniziativa del FAI, con l’apertura straordinaria e le visite guidate dell’albergo tutti i sabati e le domeniche fino al 30 luglio, che ha visto le prenotazioni dei 720 posti disponibili per i primi tre weekend letteralmente bruciate in un’ora.
Lo ha ribadito martedì sera un gremito Salone Estense per la conferenza organizzata dall’associazione “Italia Nostra” di Varese, dedicata alla figura del grande architetto , uno dei principali esponenti del Liberty, che ha reso la nostra città un vero e proprio museo a cielo aperto di questo stile architettonico. L’incontro è stato il primo appuntamento in omaggio all’architetto milanese nel 2017, anno che segna il centenario della morte e il centocinquantesimo della nascita, e che tra qualche giorno vedrà inaugurata la mostra “Giuseppe Sommaruga, un protagonista del liberty” a cura di Andrea Speziali e Vittorio Sgarbi, evento cui sono legate le aperture del Grand Hotel a cura dei volontari del FAI.
Durante l’incontro organizzato da “Italia Nostra”, il professore del Politecnico di Milano, Filippo Tartaglia, ha tracciato un profilo biografico di Giuseppe Sommaruga, dal periodo di formazione all’Accademia di Belle Arti di Brera, come allievo di Camillo Boito, fino alla sua maturità artistica contraddistinta da uno stile fortemente originale e all’avanguardia, di cui Palazzo Castiglioni a Milano e il Grand Hotel al Campo dei Fiori rappresentano indubbiamente la massima espressione.
Un momento di grande interesse è stata poi la presentazione di una scoperta recente fatta dall’associazione nell’archivio storico del Comune di Varese: Carlo Mazza e Bruno Bosetti, presidente e vicepresidente di Italia Nostra Varese, hanno infatti presentato una lettera e i disegni progettuali inediti, che attribuiscono con certezza al Sommaruga la “scalea” del Sacro Monte, situata di fronte alla stazione di arrivo della funicolare e finora di “paternità” incerta. La scala non versa attualmente in buone condizioni, sia per quanto riguarda il corrimano e le decorazioni in ferro battuto, che per i gradini e le lampade di illuminazione: quest’ultime, originariamente a sfera di vetro, sono stati sostituite circa 15 anni fa da lampade a lanterna che hanno snaturato l’opera. Il grande desiderio dell’associazione è di proporre e procedere col restauro della scalinata e per far fronte alle spese, preventivate in 15mila euro, verrà a breve lanciata una sottoscrizione tra i soci, i sostenitori e i cittadini.
Dopo i ricordi della professoressa dell’Insubria Elisabetta Moneta, nipote di Giulio Moneta, proprietario del Grand Hotel dall’inizio degli anni ’30 fino alla sua chiusura nel 1968, due coppie di giovani laureati, tesisti al Politecnico del professore e ingegnere varesino Riccardo Aceti, hanno presentato al pubblico i loro lavori di laurea, dedicati appunto all’albergo del Sommaruga. In particolare gli architetti Marco Colnago e Cristina Monesi hanno illustrato la loro proposta di intervento per il recupero funzionale del Grand Hotel, mentre gli ingegneri civili Alice Di Simone e Michele Monhurel hanno descritto il loro studio relativo allo stato conservativo delle strutture e dei materiali utilizzati nella costruzione.
Da queste presentazioni è emerso chiaramente come qualsiasi eventuale progetto di riqualificazione, anche a scopo funzionale, di una struttura privata, ma di grandissimo interesse pubblico qual è il Grand Hotel, potrà partire da un punto fermo fondamentale: la struttura stessa dell’edificio. L’albergo, a 105 anni dalla costruzione, non presenta infatti alcuna inadeguatezza statica, ma solo fenomeni degenerativi limitati e molto localizzati, anche dopo 50 anni di sostanziale abbandono e incuria, dimostrando tutta la bontà del progetto del Sommaruga, che si è anche “adattato” perfettamente al suolo carsico sottostante. Il professor Aceti e i suoi studenti hanno anche sottolineato come si potrebbe procedere gradualmente, per “lotti”, iniziando ad esempio dal restauro del primo piano, grazie alla conformazione dell’albergo, antico nella realizzazione ma estremamente moderno nella concezione e nell’uso degli spazi.
Le stesse tesi presentate alla conferenza possono rappresentare un ottimo spunto per un eventuale progetto di recupero, grazie alla quantità di informazioni e rilevazioni, nonché di idee, che raccolgono. E gli studenti del Politecnico le hanno fornite proprio ai soggetti che potrebbero esserne maggiormente interessati, donandole sia al Comune di Varese, rappresentato martedì sera dall’assessore alla Cultura Roberto Cecchi, sia al gruppo di privati che nel 2016 ha acquistato “il gigante addormentato” del Sommaruga.













