L'”orologiaia” è donna E da Varese va da Cartier

L'”orologiaia” è donna E da Varese va da Cartier

VARESE Dal Garibaldino a via Monte Napoleone. Questa la strada che in pochi mesi ha portato Stefania Mazzon, varesina con la passione per l’orologeria, dalla provincia al quadrilatero della moda, dal negozio di papà al servizio assistenza clienti della boutique meneghina di Cartier.Una bella ragazza bionda pronta a far fa tramontare lo stereotipo dell’artigiano curvo sul suo banchetto in un’atmosfera d’altri tempi. Impossibile per Stefania, nell’epoca della tecnologia digitale più avanzata, resistere al fascino dell’armonia e della perfezione del movimento meccanico di un orologio. Di come si sia accostata a questo lavoro racconta: «Sono sempre stata in negozio con i miei genitori che hanno la gioielleria in piazza Podestà. Inizialmente, da donna, sono stata attirata dallo sbirluccichio delle pietre preziose. Essere tramite tra l’oggetto e l’acquirente, però, mi dava una soddisfazione parziale. In un secondo momento, poi, ho scoperto la dimensione dell’orologeria. Mi ha affascinato la tradizione di un mondo che non tramonta mai, il fatto che, dalla clessidra a oggi, l’uomo abbia sempre tentato di misurare il tempo. Mi piace poter essere artefice della decisione di riparare o meno l’oggetto». Non ancora ventunenne, ha le idee chiare e i piedi ben piantati per terra: «Anche se mi sentivo indirizzata

verso il settore, ho preferito diplomarmi prima di intraprendere questa strada, sia per essere sicura della scelta sia per avere delle basi di cultura generale. Finito il liceo scientifico a Varese, non ho avuto dubbi, ho deciso di rinunciare alla laurea e mi sono iscritta al Capac, il Politecnico del commercio di Milano».Un percorso formativo biennale che offre opportunità d’inserirsi subito nel mondo del lavoro. Davvero motivante per gli studenti di orologeria è la possibilità di compiere uno stage formativo come sta facendo Stefania: «Grazie all’interessamento del professore, che ha sempre avuto buoni rapporti e tenuto un dialogo aperto con le aziende, già dal primo anno abbiamo avuto la possibilità di essere indirizzati, secondo le attitudini di ognuno, verso gruppi internazionali da Cartier, a Richmond, a Rolex o Swatch». «Anche se molti credono ci voglia poco, servono passione e molta disciplina. Se dovessi proprio trovare un risvolto negativo di questo lavoro – continua la Mazzon – è che si tratta di un mestiere prettamente maschile, anche se, di contro, le donne sono ricercatissime, proprio per alcune loro caratteristiche specifiche. Le ragazze sono molto più accorte dei colleghi maschi. Sono più duttili nel trovare rimedi, dotate di precisione e pazienza».Laura Botter

s.bartolini

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