Luca Pellegrini, doppio grande ex «Il Varese può sbancare Marassi»

Luca Pellegrini, doppio grande ex «Il Varese può sbancare Marassi»

Luca è stato il primo e il più forte dei Pellegrini biancorossi. Varesino doc, classe ’63, ha cominciato nelle giovanili e a 18 anni è passato alla Sampdoria, dove in undici stagioni ha vinto tutto. Poi Verona e Torino, carriera chiusa nel ’95.

Pellegrini, il suo Varese in una parola.
Record. Sono stato il più giovane debuttante in B dopo Moreno Ferrario: avevo poco più di 16 anni, giocavo negli Allievi regionali ed ero talmente sotto età che non avevo neanche toccato la Primavera.

Debutto col Brescia, 17 giugno ’79.
Finì 3-3, eravamo già retrocessi, sostituii Arrighi. La domenica dopo titolare a Lecce: perdemmo 2-1, segnai il mio unico gol in biancorosso. L’anno dopo divenni un punto fermo della squadra che dominò la C1.

Nell’80 passò alla Sampdoria.
Mi seguivano Milan e Torino. Il Milan ebbe la meglio, ma tentennava: voleva parcheggiarmi un altro anno a Varese. Mantovani fiutò l’affare: mise sul piatto 800 milioni, i buoni rapporti con Colantuoni fecero il resto.

Fu la scelta che le cambiò la vita.
Col senno di poi, la migliore possibile: anche se all’epoca la Samp era più piccola di Milan e Toro. Sono stato il primo acquisto pesante di Mantovani, l’apripista del ciclo delle meraviglie. Ho scalato tutti i gradini e vinto tutto: la B, la Coppa Italia, lo scudetto, la Coppa delle Coppe.

Le manca la finale di Wembley.
Mi mandarono via quell’anno. Avevo firmato in bianco e mi consideravo confermato. Mi corteggiavano grandi squadre come Inter, Napoli, Roma, Lazio. Fui fatto fuori dalla sera alla mattina, non per scelta tecnica.

E cosa fece?
Presi il telefono e chiamai papà Fascetti, che era al Verona: gli chiesi di allenarmi lì. Lui fu chiaro: come libero c’era Renica. Mi tenne, giocai in marcatura, a fine stagione ripresi il mio ruolo.

Il momento più bello?
Lei penserà: lo scudetto. Invece no: fu tre anni dopo, nel ’94, quando tornai a Marassi col Torino. Ero un anonimo avversario, invece la gente blucerchiata mi accolse in maniera straordinaria. Non c’è scudetto che valga un’emozione così.

Perché la Samp soffre così?
Non posso credere che, ceduti Cassano e Pazzini, gli altri siano imbrocchiti di colpo. Il problema è stato di testa, non di piedi: quelli sono buonissimi. La squadra ha ancora addosso la scimmia della retrocessione.

La società è attivissima sul mercato.
Sì, ma i bravi giocatori c’erano anche prima. Se i nuovi non portano una marcia in più nella mentalità e nel carattere, non cambierà nulla. Il tempo per ripigliarsi c’è tutto, ma è ora di una svolta. Chissà se Iachini durante la sosta ha trovato la chiave.

Cosa deve fare il Varese venerdì?
Tre cose. Primo: sfruttare i suoi uomini di fascia. La Samp fa il 3-5-2 e non ha difensori agili: se Zecchin o Nadarevic scappano, vanno a nozze. Secondo: metterla sull’intensità, la dote finora mancata alla Samp. Terzo: partire a mille, per acuire il disagio degli avversari e la frattura tra loro e i tifosi.

Marassi dovrebbe essere un fortino.
In teoria sì: è un tempio, al punto che all’arrivo i giocatori ospiti fanno foto ricordo a raffica. Invece non è così. E Maran lo sa bene: è lui, intelligente e pratico, il valore aggiunto del Varese.

Lei ci sarà?
Sì. Vorrei che la Sampdoria vincesse, per dare una svolta alla sua stagione, e che la sconfitta non impedisse al Varese di centrare i playoff. Ma mi creda: a una Samp messa così, questo Varese fa paura.

Stefano Affolti

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