Lucciola aggredita? No, cliente tirchio

Non si è presentata in aula per testimoniare contro la persona che aveva denunciato per aggressione e rapina. Nonostante fosse stato disposto per lei l’accompagnamento coattivo. Così la versione dei fatti depositata il 17 marzo 2005 da una prostituta del Gallaratese ai carabinieri ha perso di credibilità di fronte al giudice del tribunale di viale Milano, titolare del procedimento celebrato ieri a carico di Pino Placenti.

La donna, infatti, cui era stato più volte notificato il decreto di citazione “sul luogo di lavoro”, si è sempre rifiutata di comparire a processo. Motivo per cui, ha concluso il legale dell’imputato, la querela avrebbe rappresentato «una ripicca della stessa non soddisfatta della cifra offerta dal suo cliente per la prestazione sessuale».

Poco meno di 20 euro, cifra che l’imputato avrebbe concordato a bordo strada prima di consumare il rapporto. «Non avevo in tasca altro – ha voluto ribadire come spontanea dichiarazione – e lei lo sapeva». Nessuna ulteriore prova inoltre è stata raccolta a favore della (presunta) persona offesa, dato che non ci sarebbe traccia della sottrazione della borsetta, né un verbale di pronto soccorso che avvalori l’ipotesi della violenza. Per questo motivo, come anche avanzato dalla pubblica accusa, l’uomo è stato assolto perché il fatto non sussiste.

f.tonghini

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