Luminare della medicina, anima e mente del pronto soccorso dell’Ospedale di Circolo di Varese, medico appassionato. Padre. Ermanno Montoli, scomparso lunedì notte a 87 anni, è stato tante cose e tutte molto ben riuscite. Ma è su quel padre che l’attenzione si concentra, un professor Montoli privato, un Montoli personale come personale può essere soltanto un papà. Ed è il figlio Carlo, che del padre ha seguito le orme a modo suo però diventando un ortopedico di fama “al servizio”, tra gli altri, di Varese Calcio e Milan, a raccontare quell’uomo «grande – spiega Carlo – un gigante in ogni senso. Anche fisico. A cominciare da quelle sue mani enormi, che non si sono mai alzate nemmeno una volta su
di me, ma che per un chirurgo sono così rare».Carlo rivela un dettaglio: «Mani tanto agili in sala operatoria o durante le visite ai pazienti, che calzavano però guanti con misura otto e mezzo, e di solito otto è il massimo per un medico». Un medico, come lo è poi diventato il figlio: «Da bambino – racconta Carlo – lo avrei voluto più presente in casa. Gli impegni lavorativi erano tanti e tali, la passione così grande, da avermelo fatto avere accanto non così spesso come avrei voluto. Poi ho scelto medicina e ho capito che, in un certo senso, con quella sua passione, con quel suo esempio ha condizionato il mio futuro. Non quantità temporale, dunque, ma qualità».
Carlo Montoli fa una piccola digressione affrontando, per un attimo, il suo rapporto professionale con il padre: «Avevo davanti un monumento – dice – Ma potrei dirvi quello che diceva Gimondi di Merckx: in corsa lo vedevo sempre da dietro, ma ogni sera andavo a letto dicendo “ho dato tutto me stesso e il meglio di cui ero capace”». E aggiunge: «Sarebbe stato assurdo da parte mia mettermi in competizione con lui. Ho scelto la mia strada, l’ho costruita e ho sempre dato, e lo faccio ogni giorno, il meglio di me facendo sempre il massimo che è nelle mie capacità fare. Anche questo me lo ha insegnato lui».
Insegnamenti preziosi: «Oggi so che la professione medica non è affatto tutta rose e fiori e svolgendola ho capito meglio mio padre – spiega Carlo – che mi ha insegnato prima di tutto il rispetto. Ricordo che anni fa, quando lui era ancora primario, criticai un collega. Mi disse di non farlo più per due ragioni: la prima è che non avrei ottenuto nulla, la seconda è che era un comportamento estremamente scorretto. Non mi sono mai più permesso di farlo, perché ho capito che aveva ragione lui».
Un signore, sul lavoro e nella vita. «In questi anni – racconta Carlo – non l’ho mai sentito muovere una critica al pronto soccorso di Varese. Mai, nemmeno quando altri sollevavano qualche polemica. Non ha mai giudicato l’operato altrui. E spesso mi diceva: i tempi sono cambiati, oggi voi non potete più fare, dal punto di vista medico, cose che invece noi facevamo. E questo cambiamento lo aveva compreso sino in fondo».
Un uomo, Ermanno Montoli, capace di insegnare a riflettere: «Ho avuto un litigio con lui una sola volta – racconta il figlio – non ci sono mai state altre discussioni. Mio padre faceva con me ciò che suo fratello Aldo, di 14 anni più grande che per lui fu un padre a tutti gli effetti, aveva fatto con lui. Ti guardava negli occhi, poi distoglieva lo sguardo e andava via. Non ti rivolgeva la parola. E ti spingeva a riflettere, a pensare, capire quale fosse stato lo sbaglio. Io oggi faccio così con i miei figli». Un padre capace di insegnare e un nonno dolcissimo. «Da nonno era diverso. Ai nipoti ha raccontato cose che io ho poi scoperto dai miei figli – spiega Montoli – ricordi, racconti, che ha raccolto in un libro di prossima pubblicazione». L’opera seconda di Ermanno Montoli, dopo “Il mio
Pronto Soccorso”, sempre di Macchione Editore, sarà “Puro Varesino”. «Il titolo viene da uno dei racconti contenuto nel libro – spiega Carlo – Un libro di ricordi, di aneddoti. Aveva interrotto il lavoro di stesura dopo la morte di mia madre, nel settembre scorso. Poco a poco, insieme a me, aveva ripreso, e ultimamente la stesura della raccolta è stata consegnata all’editore. Lui adesso non c’è più, ma il libro uscirà comunque».Montoli medico, padre, Montoli uomo saggio. E anche sportivo. «Io sono milanista, lo sono sino in fondo – racconta Carlo – Mio padre era Riveriano. Era tifosissimo di Gianni Rivera, la vera bandiera del Milan. E per me da piccolo Rivera era un mito assoluto, come Messi per i ragazzi di oggi o Totti per i romanisti. Quando Rivera smise, verso il ’79, mio padre restò sempre tifoso del Milan, ma meno appassionato».
Parlando i ricordi si affollano. Come gli aneddoti. «Non ho mai ricevuto un regalo da mio padre a Natale o per il compleanno – spiega Carlo – perché diceva “è una festa ogni giorno”. Poi però quando magari mi ammalavo tornava con 100 pacchetti di figurine dei calciatori che per me erano il massimo. Ma non c’è mai stata una festa convenzionale durante la quale io abbia ricevuto un regalo da lui. E sul compleanno di chiunque, compreso il suo, commentava: non c’è nulla da festeggiare. Sei diventato di un anno più vecchio».
Un uomo raro. Ieri la chiesa di Bosto, dove è stato celebrato il Rosario, era gremita. E alle 15.30 di oggi quando saranno celebrate le esequie di Montoli la basilica di San Vittore potrebbe non riuscire a contenere tutti coloro che vorranno salutare l’uomo e il medico.













